{"id":191,"date":"2022-03-15T19:53:15","date_gmt":"2022-03-15T18:53:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/?page_id=191"},"modified":"2022-03-15T19:54:38","modified_gmt":"2022-03-15T18:54:38","slug":"cose-una-dipendenza","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191","title":{"rendered":"Cos&#8217;\u00e8 una dipendenza"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"191\" class=\"elementor elementor-191\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-cde4e7d elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"cde4e7d\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-0aca2f0\" data-id=\"0aca2f0\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-867687b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"867687b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Quando si pensa ad una persona affetta da dipendenza, nell\u2019archetipo collettivo il rimando \u00e8 spesso riconducibile a quanto letteratura e cinema ci hanno immancabilmente indotto ad immaginare. Film come Trainspotting di Danny Boyle hanno tratteggiato le subculture negli anni \u201990 e duemila, dipingendo scenari di degrado sociale e devianza, in cui, il (tossico)dipendente \u00e8 un irriducibile decontestualizzato sociale privo di speranze e fatalmente destinato alla sua autodistruzione. Tutto questo, ha condotto ad un processo di natura ontologizzante che ha finito per rappresentare chi possiede una dipendenza, come un reietto irrecuperabile di fronte al quale inclinare buonisticamente lo sguardo e proseguire disgustati per strada. Tuttavia, ognuno di noi, nel corso della sua vita, si trova a fronteggiare con delle dipendenze. Abitudini piacevoli che poi si ritualizzano e ci rendono complici del loro autoalimentarsi. Il rito del caff\u00e8, l\u2019abitudine della lettura del giornale, l\u2019accudimento del cane o gli infiniti messaggi che l\u2019adolescente scrive all\u2019amico del cuore. Coperte di Linus le cui peculiarit\u00e0 consistono, da un lato, nella loro transitoriet\u00e0, perch\u00e9 molto spesso le abbandoniamo spontaneamente nel corso del tempo, dall\u2019altro nel poter essere oggetto di rinuncia, pur con fatica, a fronte di impedimenti sopravvenuti o dell\u2019evidenziarsi di conseguenze negative e non desiderate. Tali abitudini, fortemente connaturate e a cui \u00e8 difficile rinunciare (impropriamente dette, nel linguaggio quotidiano, \u201cdipendenze\u201d), connotano l\u2019esistenza delle persone umane su un ampio spettro di comportamenti. Possono portare a conseguenze dannose ma, nel momento in cui si prende atto che gli effetti non desiderati prevalgono sui vantaggi attesi, esse consentono alle persone di fruire della propria capacit\u00e0 di autocontrollo e di orientare diversamente il proprio comportamento e le scelte che lo guidano. Il fattore che segna il confine tra un\u2019abitudine (anche con qualit\u00e0 di \u201cabuso\u201d) e una dipendenza patologica \u00e8 la capacit\u00e0 di rinunciare a un comportamento gratificante, che fornisce inequivocabili vantaggi e che si pone, a un certo punto della sua traiettoria, come costitutivo degli equilibri stessi della persona. Ci\u00f2 che fa la differenza \u00e8 la capacit\u00e0 di limitare, di saper differire nel tempo e di contenere \u201cl\u2019invadenza\u201d di un piacere al quale una consolidata e assai confortevole consuetudine tiene fortemente legati\u00a0(Grosso &amp; Rascazzo, 2014)<br \/>\u00a0<br \/>L\u2019intossicazione da sostanza (da qualunque oggetto di dipendenza, in realt\u00e0) che si traduce in un\u2019ampia gamma di comportamenti di dipendenza, trasforma gli individui e ne muta le soggettivit\u00e0. La persona va incontro a una metamorfosi, profonda o lieve, ma in realt\u00e0 sempre assai rivelante o addirittura drammatica; rapida o lenta, ma sempre duratura e persistente, che modifica lo stato del s\u00e9, l\u2019umore di base; attiva e calma, che consente di sperimentare sensazioni forti come l\u2019ottundimento delle emozioni, soprattutto se spiacevoli (ibidem). La dipendenza patologica \u00e8 caratterizzata da peculiari manifestazioni globali, allo stesso tempo psichiche, fisiche, comportamentali, di cui cogliamo i differenti sintomi sia direttamente, visibilmente, sia con indagini e strumenti appropriati. Essa \u00e8 evidenziata dalla presenza di una sintomatologia fisica e psichica, che assume caratteristiche e intensit\u00e0 differenti, in base alla tossicit\u00e0 delle diverse sostanze e al coinvolgimento in un determinato comportamento, ma anche secondo le diversit\u00e0 di ogni soggetto umano e le variet\u00e0 delle reazioni del contesto ambientale. La frequente assunzione di alcune sostanze psicoattive (alcol, eroina e cocaina su tutte), provoca progressiva assuefazione e una maggiore tolleranza dell\u2019organismo che man mano si adatta alle nuove e continue stimolazioni. La conseguenza \u00e8 la riduzione della sensazione degli effetti pi\u00f9 piacevoli per via della continua ripetizione del consumo, effetti che a loro volta possono essere nuovamente ottenuti, solo con l\u2019aumento delle dosi assunte e dalla frequenza delle assunzioni: la tolleranza appunto. La dipendenza patologica si manifesta, anche e soprattutto, con la sindrome di astinenza, allorch\u00e9 non si rende pi\u00f9 possibile la ripetizione del comportamento di assunzione. Essa comporta un\u2019evidente sofferenza sia sul piano fisico come dolore dei muscoli e delle articolazioni, crampi, brividi, nausea vomito, diarrea, rinorrea, insonnia, sia mentale con ansia, paura, agitazione etc. (Consoli &amp; Frossi, 2014).<br \/>La sindrome d\u2019astinenza coinvolge, in un rapporto sempre estremamente complesso e personale, il craving (dall\u2019inglese to crave for, desiderare qualcosa ardentemente): un desiderio molto intenso, spesso irrefrenabile, considerato il motore somatopsichico del comportamento di dipendenza. Il craving riassume in s\u00e9 i due concetti di dipendenza fisica e dipendenza psicologica. La misurazione della sua intensit\u00e0 e il fatto che la persona riesca o meno a gestire l\u2019impellente desiderio del consumo, \u00e8 oggi ritenuto un indicatore della gravit\u00e0 dell\u2019addiction (in inglese dipendenza patologica). Il craving \u00e8, da un lato, riconducibile a un bisogno fisico, perch\u00e9 l\u2019imperiosit\u00e0 della sensazione percepita e tale da richiedere immediata soddisfazione, non diversamente dalla fame e dalla sete. Dall\u2019altro, esso si connota anche come un costrutto psicologico-comportamentale che, quando rimane al di sotto di una certa soglia, \u00e8 catalizzatore di un comportamento fisiologico comune a tutti gli esseri umani che sentono una spiccata attrazione verso qualcosa\u00a0(Consoli &amp; Frossi, 2014). Diventando invece patologico, a seguito della reiterazione progressiva del comportamento di soddisfazione del desiderio, il craving determina significative alterazioni di molteplici meccanismi neurochimici, che stimolano direttamente le funzioni celebrali e danno luogo a una precipitazione del pensiero, che si coagula intorno a un\u2019unica idea, sempre pi\u00f9 invasiva e totalizzante e che a sua volta spinge, in maniera sempre pi\u00f9 irrefrenabile, alla soddisfazione del desiderio rappresentato (ibidem). \u00c8 questo il meccanismo che riattiva le ricadute e il comportamento di recidiva anche a distanza di tempo. Il carving \u00e8 riattivabile a fronte di una varia serie di stimoli associativi, che rimandano nella memoria inconsapevole del soggetto. Le associazioni in grado di riaccendere il desiderio compulsivo possono essere visive, olfattive e tattili-coinvolgono tutti i cinque sensi anche a distanza di anni dalla cessazione del comportamento dipendente.<br \/>Il primo movente che conduce a ripetere l\u2019esperienza dell\u2019utilizzo di una sostanza psicotropa \u00e8 la sensazione di piacere e di benessere. In principio, al momento dell\u2019iniziazione al consumo, la dimensione del piacere non \u00e8 scontata. Si deve a Becker in Come si diventa fumatori di marijuana (Becker, 1963) la descrizione dettagliata dell\u2019apprendimento in tre atti proprio della scena iniziatoria: a) imparare una tecnica; b) percepire gli effetti; c) definire gli effetti percepiti come piacevoli. Inoltre, se c\u2019\u00e8 un apprendimento ci\u00f2 significa che ci sono anche dei maestri (il gruppo dei pari), i quali svolgono un ruolo rassicurante e di accompagnamento nell\u2019individuazione del piacere specifico. La sensazione di piacere \u00e8 il primo e importante effetto che si comincia ad apprezzare nel consumo. Non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unico. Il beneficio \u00e8 pi\u00f9 complessivo per la persona e fornisce altre remunerazioni. Se per la cannabis, ad esempio, uno degli effetti iniziali \u00e8 sentirsi pi\u00f9 spensierati, \u201cleggeri\u201d e star bene con i compagni, in seguito per alcuni, ossia per coloro che svilupperanno un\u2019abitudine individuale, il beneficio percepito potr\u00e0 prendere le forme del sollievo, del rilassamento, del contenimento dell\u2019aggressivit\u00e0 etc. Ogni sostanza comporta remunerazioni differenti, principali e secondarie, che si declinano secondo le caratteristiche della persona (ibidem).<br \/>\u00a0<br \/>Il termine drug per gli anglosassoni significa sia farmaco sia droga e il termine ne riassume tutta l\u2019ambivalenza: cura, ma ammala e il rimedio, come l\u2019abuso, \u00e8 rimandato al discernimento di chi l\u2019utilizza\u00a0(Grosso &amp; Rascazzo, 2014). L\u2019oggetto della dipendenza pu\u00f2 riempire il vuoto che appare dove prima c\u2019era pienezza di vita; pu\u00f2 dare restituire potere alla persona in forma ricattatoria, come anche toglierlo, lasciandola priva di ogni considerazione. Pu\u00f2 esaltare un\u2019immagine e un\u2019impressione di s\u00e9, come lasciarla in preda al proprio disprezzo. Pu\u00f2 mettere in forma, migliorare le prestazioni rendendo pi\u00f9 pronti ed efficaci, come rallentare in forma, migliorare le prestazioni rendendo pi\u00f9 pronti ed efficaci, come rallentare pensieri e movimenti; pu\u00f2 rendere fluida la comunicazione, facilitare l\u2019intimit\u00e0 come portare all\u2019isolamento o consentire di rinchiudersi piacevolmente in s\u00e9 stessi. Pu\u00f2 dare coraggio, fare sentire forti, spavaldi e sicuri di s\u00e9, come scatenare vere e proprie crisi di panico; pu\u00f2 suscitare violenza come contenere l\u2019aggressivit\u00e0; pu\u00f2 non far sentire la fatica, tollerare maggiormente gli sforzi, come rendere inerti e spossati, senza forza ed energia; pu\u00f2 prolungare il piacere sessuale, potenziarne l\u2019immaginario, come renderlo superfluo o impoverirlo; pu\u00f2 soccorrere l\u2019eiaculazione precoce, come rendere problematica l\u2019erezione. Pu\u00f2 attivare le persone in un progetto, in un compito, come demotivarle e renderle abuliche; pu\u00f2 creare un corpo da \u201cpalestrato\u201d o far raggiungere in breve tempo la snellezza di un\u2019indossatrice, come renderci dei palloni gonfiati o far perdere il ciclo mestruale. Pu\u00f2, insomma, far sentire felici, oppure in balia di una profonda tristezza (ibidem).<br \/>\u00a0<br \/>Forse nell\u2019interpretazione pi\u00f9 tradizionale della dipendenza, c\u2019\u00e8 quella che la definisce come vizio. I termini utilizzati, leggibili nelle pubblicazioni d\u2019antan, ben esplicitano il fondamento di tale concezione, tutt\u2019ora valida in culture della popolazione e che sarebbe riduttivo definire residuale o di nicchia. Il \u00abvizio del bere\u00bb porta le persone all\u2019alcoldipendenza e il \u00abvizio del gioco d\u2019azzardo\u00bb ne porta altre alla rovina. Al centro c\u2019\u00e8 la persona \u201cdissipata\u201d, che non ha il controllo di s\u00e9 e delle proprie azioni, che si lascia trascinare dalle parti pi\u00f9 \u201cbasse\u201d ed \u00e8 in preda ai propri \u201cistinti\u201d, che \u00e8 \u00abcausa del suo mal\u00bb e della rovina della sua vita. Poich\u00e9 la responsabilit\u00e0 \u00e8 tutta imputata al soggetto, gli \u201caltri\u201d e la societ\u00e0 non sono tenuti a occuparsene, se non per proteggersi dalle conseguenze negative\u00a0(Becker &amp; , 1997). Ulteriore rinforzo dell\u2019interpretazione della dipendenza come vizio avviene con la concettualizzazione della deviazione sociale. L\u2019assunzione eccessiva di alcol e droghe porta alla perdita di controllo, sia per gli effetti della sostanza, sia perch\u00e9 il vizio diviene \u201cpadrone della vita\u201d e mantenerlo conduce ad attivit\u00e0 illecite e criminali. Chi \u00absi lascia prendere\u00bb dal vizio dell\u2019alcol, dell\u2019azzardo o delle droghe \u00e8 gi\u00e0 \u00abdegenerato\u00bb in precedenza, come dimostrano i comportamenti \u201cbiasimevoli\u201d di chi \u00ablo conosce da vicino\u00bb. L\u2019esito di chi trasgredisce l\u2019ordine sociale e \u00abdissipa una vita nel vizio\u00bb \u00e8 il carcere o l\u2019ospedale psichiatrico, come avveniva in Italia prima della legge 685 del 1965\u00a0(Olievenstain, 1984). La dipendenza patologica si configura su un versante come una malattia della volont\u00e0 o, in termini pi\u00f9 aggiornati, come una malattia della motivazione. Sull\u2019altro lato della medaglia si impone invece come malattia del desiderio, della prepotenza del desiderio e della sua metamorfosi in bisogno primario. Nel momento in cui la malattia \u00e8 conclamata, la responsabilit\u00e0 e l\u2019imputazione di responsabilit\u00e0, che rappresentano un punto cruciale nella dinamica sociale, nella stigmatizzazione dei comportamenti e nei meccanismi relazionali d\u2019inclusione-esclusione, emigrano ed escono, almeno in buona parte, dal dominio del soggetto e vengono ricondotte al sistema delle cure. La responsabilit\u00e0 della persona dipendente si trasforma in responsabilit\u00e0 della cura all\u2019interno dei canoni del rapporto tra paziente e medico, nella transazione tra malato ed equipe curante. La responsabilit\u00e0 della cura \u00e8 una responsabilit\u00e0 condivisa, e tale la definisce la prima vera legge italiana sulle tossicodipendenze, la 685 del 1975. Una legge che, assumendo la dipendenza come malattia, stabilisce per la prima volta i presidi sociosanitari, successivamente definiti Ser.T (servizi per le tossicodipendenze) oggi riconvertiti all\u2019acronimo Ser.D. che ha visto la sostituzione dell\u2019ultima parola in dipendenze (Grosso &amp; Rascazzo, 2014).<br \/>\u00a0<br \/>Quando invece si parla di cause della dipendenza, centrale assume il ruolo della societ\u00e0. \u00a0La ricerca e il dibattito scientifico hanno messo progressivamente in evidenza alcuni aspetti della complessa problematica della dipendenza, in cui si intersecano una quantit\u00e0 enorme di osservazioni da parte di molte discipline (dalle diverse branche della medicina, della psicologia e della sociologia, all\u2019antropologia, alla filosofia, alla morale e all\u2019economia etc.). Tuttavia, nonostante gli indubbi avanzamenti, non si possiedono ancora conclusioni definitive, n\u00e9 tantomeno l\u2019indicazione di soluzioni certe. Dall\u2019attribuzione della responsabilit\u00e0 del comportamento alla sola persona, l\u2019accento si \u00e8 certamente spostato sui meccanismi, in parte sovra determinati, che regolano e governano il rapporto di dipendenza da un oggetto di piacere diventato totalizzante. Inoltre, si \u00e8 reso evidente il ruolo svolto dal contesto sociale (familiare e culturale) nel dare origine e perpetuare uno stato di dipendenza. Ne \u00e8 scaturita una molteplicit\u00e0 di suggerimenti che, proprio per la variet\u00e0 degli sguardi e degli approcci, possono apparire anche a volte contraddittori, se non valutati nella complessit\u00e0 del loro insieme e nelle loro interazioni\u00a0(Consoli &amp; Frossi, 2014).<br \/>\u00abTra \u201cvizio\u201d e malattia\u201d, i due vasi di ferro in cui \u00e8 \u201ccontenuta\u201d la dipendenza, c\u2019\u00e8 un vaso di coccio che interpreta la dipendenza come espressione di un non risolto e allo stesso tempo non ben definito disagio\u00bb\u00a0(Grosso &amp; Rascazzo, 2014). Il disagio si configura come un\u2019inquietudine e una difficolt\u00e0, personale e sociale, un mal di vivere che si ricollega al malessere esistenziale e che trova nell\u2019uso di sostanze un sollievo, un rimedio provvisorio, talvolta una protesi per l\u2019adattamento sociale. La dipendenza, allora, n\u00e9 come vizio n\u00e9 come malattia, si configura invece come fenomeno sociale che esprime un disordine. Tale fenomeno \u00e8 il riflesso e la spia di un pi\u00f9 ampio \u00abdisagio della civilt\u00e0\u00bb, che riguarda l\u2019ordine economico e il suo disordine (il narcotraffico, ma anche le enormi disuguaglianze), i processi di produzione e consumo, alcune derive culturali che le accompagnano come ad esempio il consumismo, l\u2019individualismo competitivo o il narcisismo, gli assetti organizzativi che ne conseguono in termini di richieste di adattamento sociale e discipline di vita a cui la farmacologia legale e il mercato illegale di ogni tipo di sostanza vengono in soccorso. Lo sguardo dell\u2019analisi sociale prescinde dal singolo individuo, come da ogni particolare prodotto naturale o di sintesi, non tiene volutamente conto delle fragilit\u00e0 delle diverse persone o dei differenti poteri di \u00abuncinamento\u00bb (ibidem) dei vari stupefacenti, n\u00e9 degli specifici microcontesti socioculturali, che creano le condizioni d\u2019uso o di dipendenza in ogni determinata situazione. Nello sguardo pi\u00f9 ad ampio raggio della lettura sociologia si coglie un nesso tra societ\u00e0 e dipendenza, che invita a cercare gli input patogeni che conducono alle dipendenze nei mutamenti sociali, nelle trasformazioni del nostro tempo, nell\u2019organizzazione e nei tempi di vita di ciascuno, nei diktat culturali trasformati in vissuti di rigide e richiedenti aspettative personali.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si pensa ad una persona affetta da dipendenza, nell\u2019archetipo collettivo il rimando \u00e8 spesso riconducibile a quanto letteratura e cinema ci hanno immancabilmente indotto ad immaginare. Film come Trainspotting di Danny Boyle hanno tratteggiato le subculture negli anni \u201990 e duemila, dipingendo scenari di degrado sociale e devianza, in cui, il (tossico)dipendente \u00e8 un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-191","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Cos&#039;\u00e8 una dipendenza - Dr. Giulio Trivelli<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Cos&#039;\u00e8 una dipendenza - Dr. Giulio Trivelli\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Quando si pensa ad una persona affetta da dipendenza, nell\u2019archetipo collettivo il rimando \u00e8 spesso riconducibile a quanto letteratura e cinema ci hanno immancabilmente indotto ad immaginare. Film come Trainspotting di Danny Boyle hanno tratteggiato le subculture negli anni \u201990 e duemila, dipingendo scenari di degrado sociale e devianza, in cui, il (tossico)dipendente \u00e8 un [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Dr. Giulio Trivelli\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/drgiuliotrivelli\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2022-03-15T18:54:38+00:00\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@giuliotrivelli\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"12 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/?page_id=191\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/?page_id=191\",\"name\":\"Cos'\u00e8 una dipendenza - Dr. Giulio Trivelli\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2022-03-15T18:53:15+00:00\",\"dateModified\":\"2022-03-15T18:54:38+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/?page_id=191#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/?page_id=191\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/?page_id=191#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Cos&#8217;\u00e8 una dipendenza\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/\",\"name\":\"Dr. Giulio Trivelli\",\"description\":\"Psicologo dipendenze\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/a3a1d917d2f9526eb92b5e20cc9ab174\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":[\"Person\",\"Organization\"],\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/a3a1d917d2f9526eb92b5e20cc9ab174\",\"name\":\"Giulio Trivelli\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/03\\\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/03\\\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/03\\\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png\",\"width\":2000,\"height\":2000,\"caption\":\"Giulio Trivelli\"},\"logo\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/03\\\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.giuliotrivelli.com\",\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/drgiuliotrivelli\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/giuliotrivelli\\\/\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/giuliotrivelli\"]}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Cos'\u00e8 una dipendenza - Dr. Giulio Trivelli","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Cos'\u00e8 una dipendenza - Dr. Giulio Trivelli","og_description":"Quando si pensa ad una persona affetta da dipendenza, nell\u2019archetipo collettivo il rimando \u00e8 spesso riconducibile a quanto letteratura e cinema ci hanno immancabilmente indotto ad immaginare. Film come Trainspotting di Danny Boyle hanno tratteggiato le subculture negli anni \u201990 e duemila, dipingendo scenari di degrado sociale e devianza, in cui, il (tossico)dipendente \u00e8 un [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191","og_site_name":"Dr. Giulio Trivelli","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/drgiuliotrivelli","article_modified_time":"2022-03-15T18:54:38+00:00","twitter_card":"summary_large_image","twitter_site":"@giuliotrivelli","twitter_misc":{"Tempo di lettura stimato":"12 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191","url":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191","name":"Cos'\u00e8 una dipendenza - Dr. Giulio Trivelli","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/#website"},"datePublished":"2022-03-15T18:53:15+00:00","dateModified":"2022-03-15T18:54:38+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=191#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Cos&#8217;\u00e8 una dipendenza"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/#website","url":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/","name":"Dr. Giulio Trivelli","description":"Psicologo dipendenze","publisher":{"@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/#\/schema\/person\/a3a1d917d2f9526eb92b5e20cc9ab174"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":["Person","Organization"],"@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/#\/schema\/person\/a3a1d917d2f9526eb92b5e20cc9ab174","name":"Giulio Trivelli","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png","url":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png","contentUrl":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png","width":2000,"height":2000,"caption":"Giulio Trivelli"},"logo":{"@id":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Giulio-Trivelli-Logo-E1.png"},"sameAs":["https:\/\/www.giuliotrivelli.com","https:\/\/www.facebook.com\/drgiuliotrivelli","https:\/\/www.instagram.com\/giuliotrivelli\/","https:\/\/x.com\/giuliotrivelli"]}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/191","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=191"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/191\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":197,"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/191\/revisions\/197"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=191"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}