{"id":198,"date":"2022-03-15T19:55:45","date_gmt":"2022-03-15T18:55:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/?page_id=198"},"modified":"2022-03-15T19:57:08","modified_gmt":"2022-03-15T18:57:08","slug":"psicoanalisi-e-tossicodipendenze","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=198","title":{"rendered":"Psicoanalisi e tossicodipendenze"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"198\" class=\"elementor elementor-198\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-5071e47 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"5071e47\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-ea28123\" data-id=\"ea28123\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-078ed50 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"078ed50\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>In questo scritto si delineer\u00e0 il percorso di riflessione della psicoanalisi in merito alle tossicodipendenze. Senza pretesa di esaustivit\u00e0 e ricordando che la letteratura in materia non \u00e8 esclusivamente correlata alla psicoanalisi ma che, anche altri approcci teorici hanno ampiamente trattato l\u2019argomento, si proceder\u00e0 col fare una rassegna delle principali teorie espresse dagli esponenti del pensiero psicoanalitico in merito alle tossicodipendenze. <br \/>Seppure Freud non si \u00e8 mai specificatamente interessato allo studio delle dipendenze perch\u00e9 le considerava \u00abnevrosi narcisistiche\u00bb difficili da trattare, la sua attenzione per le dipendenze appare in numerosi suoi scritti. Una premessa fondamentale \u00e8 che va considerato l\u2019atteggiamento sociale che all\u2019epoca avevano le doghe; ovvero il fatto che fossero annoverate principalmente tra i farmaci. \u00c8 fatto notorio che Freud stesso fece uso di cocaina dichiarando nel 1909 di essere stato il primo a scoprirne l\u2019utilizzo\u00a0(Roazen, 1975). <br \/>Per quanto riguarda l\u2019alcolismo, per Freud la patologia \u00e8 legata alla fissazione alla fase orale. Questo ostruirebbe la possibilit\u00e0 di entrare in una relazione significativa con l\u2019altro, facendo prevalere la relazione con l\u2019oggetto feticcio; ovvero la bottiglia. In aggiunta, l\u2019alcol allentando le inibizioni, instaurerebbe una prevalenza del principio del piacere su principio di realt\u00e0.\u00a0 Infine, Freud individua una connessione tra alcolismo e masturbazione come atto di scarica immediata di tipo quasi allucinatorio\u00a0(Freud, 1905). Sar\u00e0 solo successivamente in Contributi alla psicologia della vita amorosa (Freud, 1914) che Freud si avviciner\u00e0 all\u2019idea dell\u2019uso della sostanza come sostituto di relazione reale. Parler\u00e0, infatti del concetto di \u00abmatrimonio felice\u00bb tra alcolista e bottiglia dove quest\u2019ultima sostituisce l\u2019immagine femminile vissuta con profonda ambivalenza (ibidem). Risale invece al 1884 il primo di quattro saggi Sulla Cocaina che l\u2019Autore dedic\u00f2 a questa sostanza psicoattiva. Egli descrisse in modo elogiativo gli effetti della sostanza sottolineandone gli aspetti euforici che pu\u00f2 indurre insieme all\u2019incremento della produttivit\u00e0, l\u2019aumento delle capacit\u00e0 prestazionali nonch\u00e9 curative per il trattamento dell\u2019isteria, dell\u2019ipocondria e la disassuefazione dalla morfina (Freud, 1884). Per concludere, in Disagio della Civilt\u00e0\u00a0(Freud, 1924), Freud affermer\u00e0 che il bevitore ricerca della bottiglia uno scacciapensieri (Sorgenbrecher) che allontani l\u2019angoscia dovuto alle costrizioni imposte dalla societ\u00e0, un rimedio per la repressione pulsionale subito dall\u2019uomo che vive nelle civilt\u00e0. <br \/>Inerentemente gli autori post-freudiani Abrahm (Abraham, 1927) considera anch\u2019egli il problema dell\u2019etilismo come un blocco della fase orale. L\u2019alcol farebbe cos\u00ec emergere un\u2019attivit\u00e0 sessuale indiscriminata che \u00e8 sia \u201cnormale\u201d che \u201cperversa\u201d provocando cos\u00ec manifestazioni scopofiliache, omosessuali, esibizionistiche che sono state rimosse o sublimate. Tausk\u00a0(Tausk, 1915), invece, qualificava l\u2019alcol come oggetto omosessuale consumato tra pari appartenenti allo stesso sesso. Ed anche Adler (Adler, 1912)qualifica nell\u2019alcol questa fuga nel mondo parallelo generato dalla sostanza. Infatti, egli attribuisce al tossicomane un senso di inferiorit\u00e0 da rintracciarsi in un\u2019infanzia negativa, difficile o traumatizzante. Le motivazioni che spingono il tossicomane a rappresentarsi in maniera cos\u00ec disfunzionale sarebbero pertanto da ricercarsi nella sfera familiare. Quest\u2019ultima produrrebbe nel figlio due inadeguate rappresentazioni identitarie: il bambino viziato e il bambino maltrattato. Il primo avrebbe un atteggiamento di totale dipendenza dalla madre che vizia le richieste del bambino, che poi non \u00e8 pi\u00f9 in grado di farne a meno. In questo caso, il tossicomane, sostituisce la madre con la sostanza, ma tende ad attribuire la colpa della propria inadeguatezza alla realt\u00e0 esterna, non altrettanto gratificante. Nel caso del bambino maltrattato, invece, questo ha vissuto esperienze di carenza affettiva che hanno alimentato una profonda sensazione di inferiorit\u00e0 e prodotto un ulteriore senso di inadeguatezza. <br \/>Simmel (Simmel, 1929) avanza l\u2019ipotesi di un meccanismo difensivo nell\u2019utilizzo della sostanza. Il dolore sperimentato a livello somatico nella fase di astinenza, sarebbe inconsciamente associato all\u2019identificazione con un oggetto interno portatore di tristezza e morte, mentre l\u2019uso della sostanza favorirebbe l\u2019innalzamento di difese di tipo maniacale.<br \/>Si deve a Rado\u00a0(Rado, 1926), invece, l\u2019ipotesi di un meccanismo dinamico alla base della tossicodipendenza che \u00e8 ravvisabile con il narcisismo e gli stati maniaco-depressivi. La sostanza condurrebbe ad una temporanea condizione di sollievo inducendo un sentimento magico e onnipotente di controllo sullo stato d\u2019animo depressivo e sul mondo, ponendo inoltre, particolare attenzione sul carattere libidico, tanto da far giungere all\u2019autore la definizione di Orgasmo farmacogeno l\u2019assunzione della sostanza. Anche per Rado sarebbe possibile ricondurre questo tipo di sensazione ad elementi regressivi di carattere orale.<br \/>Passando a Glover\u00a0(Glover, 1949), secondo questo autore \u00e8 possibile ricondurre le condotte tossicomaniche a tre organizzazioni di personalit\u00e0: depressivo-maniacale, paranoide, ossessiva. La sostanza chimica simbolizzerebbe un oggetto ideale, magico e onnipotente usato per controllare i rapporti interni gravemente disturbati. \u00c8 proprio a Glover, infatti, che dobbiamo l\u2019intuizione che in realt\u00e0 la sostanza deve curare una profonda sofferenza interiore del tossicodipendente.<br \/>\u00c8 pi\u00f9 sul versante sessuale \u00e8 invece l\u2019interpretazione di Lacan (Lacan, 1975) che nel 1975 sostiene che la sostanza consente di esprimere il piacere sessuale senza ricorrere all\u2019oggetto sessuale reale. Offrendo una facile risposta alla difficile questione del rapporto con il fallo, la sostanza, consentirebbe l\u2019ottenimento del piacere sessuale senza necessit\u00e0 di affrontare i limiti legati alla relazione con l\u2019altro e la fatica di dover essere e fallicamente efficienti.\u00a0 Pertanto, \u00abfare l\u2019amore con la bottiglia\u00bb sarebbe meglio che farlo con la donna amata, avendo con essa un matrimonio felice e sempre ugualmente vizioso che si ripete all\u2019infinito. <br \/>Olivenstein nel testo La Droga o la Vita (Olievenstain, 1984) afferma che nell\u2019uso compulsivo della sostanza sia la ricerca spasmodica dell\u2019impossibilit\u00e0 di soddisfare il bisogno psichico pi\u00f9 antico. La sua tesi pi\u00f9 nota riguarda infatti il tema dello Specchio Infranto che costituisce per il bambino \u00abun momento di unit\u00e0 rispetto alla precedente esperienza di un corpo parziale e suddiviso, [\u2026] la cui mancanza di funzione rispecchiante perpetra lo stato di frammentazione del corpo originario\u00bb (ibidem). La vita del tossicodipendente sarebbe pertanto un continuo susseguirsi di queste fratture.<br \/>Freda\u00a0(Freda, 2001), riprendendo il modello di Lacan, afferma che la cosa la sostanza consente un\u2019alternativa alla relazione con l\u2019altro, offrendo una risposta immediata ai bisogni del soggetto peraltro di facile soddisfazione. Il tema della sessualit\u00e0 torna quindi in primo piano ponendo in luce il difficile rapporto trova sessualit\u00e0 matura e quella genitale a cui il tossicodipendente rinuncerebbe a favore di un pi\u00f9 semplice godimento oggettuale derivato dalla sostanza (abusata).<\/p><p>Quanto invece ad una revisione degli approcci pi\u00f9 recenti, vediamo nella lettura di Massimo Recalcati (Recalcati, 2002) l\u2019idea che i soggetti dipendenti tendono a voler riempire una profonda esperienza di un vuoto interiore attraverso la sostanza. Il tossicodipendente, quindi, si sente da un lato \u00abtroppo pieno\u00bb cio\u00e8 occupato da una presenza di altri troppo invadenti, dall\u2019altro \u00abtroppo vuoto\u00bb perch\u00e9 questa eccessiva presenza preclude la formazione di una soggettivit\u00e0 separata, capace di una dinamica io-altro. Pertanto si potrebbe dire che esiste un vuoto di \u201caltro\u201d perch\u00e9 non \u00e8 riconosciuto nella sua separatezza.<br \/>Anche nell\u2019analisi condotta da Racalbuto (Racalbuto, 2006) troviamo una rappresentazione di alterit\u00e0 tra il soggetto tossicodipendente e il suo ambiente. A tal proposito si parla di \u00abperversione del cambiamento\u00bbovvero uno \u00abspazio drogato\u00bb con accento specifico sulla spazialit\u00e0 e la temporalit\u00e0 vissuta. Secondo l\u2019autore la spazialit\u00e0 dell\u2019uomo contemporaneo non consiste in un luogo in cui elaborare il proprio pensiero, le proprie mozioni, in cui costruire una narrazione dei propri vissuti. Al contrario, l\u2019uomo contemporaneo tenderebbe a voler ricevere cure immediate e di subitanea efficacia, non concedendosi uno spazio elaborativo. E in questa infinita frantumazione dell\u2019individuo, il tossicodipendente cerca di trovare \u00abcollanti\u00bb che lo mantengono compatto e che gli evitino di entrare in contatto con il proprio dolore determinato e alimentato dalla delusione dettata dalla mancanza di una relazione significativa con l\u2019oggetto.<\/p><p>Anche Winnicot (Winnicot, 1971) diede in un importante contributo la sua interpretazione della dipendenza patologica. Questo a suo avviso si declinava in un modello delle relazioni oggettuali e della dia de madre-bambino. La dipendenza sarebbe un tentativo di recuperare il rapporto con la madre, poich\u00e9 la sostanza offre sensazione di gratificazione e calore date nel passato dal legame con la madre. Pertanto la sostanza fungerebbe da sostituto materno per la gestione delle frustrazioni e delle ansie. Il comportamento del tossicodipendente sarebbe paragonabile a quel bambino che nega il dolore, che si rifiuta di una realt\u00e0 soddisfacente e piena, che attua difese onnipotenti e cerca di rimanere ancorato a esperienze primarie di soddisfacimento e totale gratificazione.<\/p><p>In riferimento al contributo della Psicologia del S\u00e9 vediamo che Khout (Kouth, 1971) ha spiegato la dipendenza attraverso una teoria del deficit in cui, i fallimenti empatici dei genitori nei confronti dei bisogni evolutivi dei bambini ne determinerebbero la frammentazione del S\u00e9. La mancanza di empatia sarebbe collegata al mancato riconoscimento da parte dei genitori di manifestazione di ricerca d\u2019affetto, attenzione e idealizzazione da parte del bambino adeguate al periodo di sviluppo. Il genitore dovrebbe saper corrispondere a questo bisogno, la giusta ammirazione e attenzione, accettando e riconoscendo il comportamento del bambino come un normale processo evolutivo. Il soggetto adulto con questi deficit, non sarebbe in grado di alleviare il dolore generato da specifiche esperienze di abbandono che verrebbero vissute come ulteriori ferite narcisistiche.<\/p><p>A cavallo tra gli autori moderni e quelli contemporanei troviamo Blatt (Blatt, et al., 1984) il quale considera la scelta della sostanza come la scelta di uno specifico oggetto che assolve ad una altrettanto specifica funzione. Questo concetto viene definito preference termine che intende la ripetitivit\u00e0 nella scelta di una certa sostanza rispetto ad altre. L\u2019autore sostiene che i fattori che spingono &#8211; ad esempio &#8211; un eroinomane siano specifici e sottesi a: l\u2019azione di contenimento dell\u2019aggressivit\u00e0 attraverso la sostanza; la soddisfazione del bisogno di una relazione simbiotica; l\u2019allontanamento di stati depressivi. Pertanto l\u2019eroinomane cercherebbe nella sostanza una fuga dal senso di colpa, inadeguatezza, l\u2019inutilit\u00e0 e la depressione; \u00abstati che affliggono l\u2019Io a causa di un giudice duro e irreprensibile che \u00e8 il Super-Io\u00bb (ibidem).<br \/>Come ultima parte di questa rassegna, senza dubbio non esaustiva, del Pensiero Psicoanalitico in merito alle dipendenze patologiche, si passer\u00e0 ora ad illustrare brevemente il pensiero degli autori contemporanei. In primis la Tustin (Tustin, 1980) che sviluppa il concetto di \u201coggetti sensazione\u201d, che non consentono l\u2019uso dell\u2019oggetto transizionale producendo sensazioni fisiche piacevoli che danno al bambino la sensazione di essere un tutt\u2019uno con la madre e di sentirsi protetto dagli urti della realt\u00e0 esterna. Secondo l\u2019autrice, infatti, il bambino rimane ancorato all\u2019uso degli oggetti-sensazione a causa di un troppo precoce stimolo ambientale, che lo induce a percepirsi come staccato dalla madre, quando ancora psichicamente egli non \u00e8 pronto ad esperirsi tale. Nel soggetto tossicodipendente sarebbe quindi rimasta una faglia che tutta la vita cercher\u00e0 di colmare con la sostanza.<\/p><p>Dobbiamo invece a Kanthzian (Khantzian, 1985) la teoria della self-medication, ovvero la tendenza del tossicomane a usare la sostanza con funzione medicamentosa proprio rispetto e a stati affettivi altrimenti ingestibili. Gli affetti da cui secondo l\u2019autore il soggetto tenterebbe di sfuggire sono complessi e con possibile valenza negativa, come ad esempio: l\u2019aggressivit\u00e0, l\u2019ansia, la depressione, la rabbia, la vergogna e la colpa. E sempre secondo l\u2019autore, la sostanza fungerebbe da strumento controllabile che consente di far vivere al soggetto stati che trasformano la sensazione di passivit\u00e0 in una posizione di potere accompagnato da emozioni di euforia. L\u2019idea poggia sul fatto che la dipendenza da una sostanza abbia in s\u00e9 \u00e8 un paradosso, essendo una \u00abauto-cura\u00bb \u00abauto-distruttiva\u00bb. Il soggetto pertanto lenisce il suo dolore e si prende cura di s\u00e9 con un comportamento doloroso \u00e8 pericoloso.<br \/>Un ottimo contributo particolarmente importante tra gli autori contemporanei \u00e8 quello Di Bergeret (Bergeret, 1990) che parla di condizioni di \u00aba-strutturazione psichica\u00bb del tossicodipendente. Questo implicherebbe una mancanza di strutturazione dell\u2019Io e del Super-Io nel soggetto, il quale a sua volta produrrebbe nel paziente tossicomane delle defaillance delle regolazioni narcisistiche del comportamento. Il soggetto sarebbe, infatti, totalmente in balia della pulsionalit\u00e0 e di dinamiche che causano e profonda debolezza dell\u2019Io. L\u2019altro diventerebbe, perci\u00f2, un oggetto ausiliario da sfruttare o un oggetto idealizzante che rimandi un\u2019immagine idealizzata.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo scritto si delineer\u00e0 il percorso di riflessione della psicoanalisi in merito alle tossicodipendenze. 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