{"id":206,"date":"2022-03-15T20:02:32","date_gmt":"2022-03-15T19:02:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/?page_id=206"},"modified":"2022-03-15T20:37:14","modified_gmt":"2022-03-15T19:37:14","slug":"neurobiologia-delle-dipendenze","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=206","title":{"rendered":"Neurobiologia delle dipendenze"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"206\" class=\"elementor elementor-206\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-a7dcfe3 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"a7dcfe3\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a395ae4\" data-id=\"a395ae4\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ce7b6f6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ce7b6f6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Le cellule nervose, o neuroni, comunicano fra di loro nel cervello attraverso messaggeri chimici definiti neurotrasmettitori, i quali attivano specifici componenti cellulari macromolecolari di natura proteica, dette recettori. Gli effetti comportamentali delle sostanze d\u2019abuso psicotrope sono la conseguenza delle loro interazioni con i recettori di differenti sistemi neurotrasmettitoriali che costituiscono i circuiti cerebrali di gratificazione. Un circuito pu\u00f2 essere definito come un insieme di neuroni connessi tra loro il cui fine \u00e8 attivare e coordinare pattern comportamentali finalizzati (Caretti &amp; La Barbera, 2005). Ogni sostanza psicotropa agisce su diversi sistemi, producendo a sua volta effetti differenti; nello specifico:<br \/>\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0 Il sistema per gli oppiodi contribuisce agli effetti positivi di rinforzo e di gratificazione della morfina e dei suoi derivati, quali l\u2019eroina, come anche di quelli dell\u2019alcol etilico e della nicotina;<br \/>\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0 Il sistema serotoninergico contribuisce ad avviare l\u2019insieme dei meccanismi attraverso i quali stimoli di diversa natura acquisiscono la capacit\u00e0 di indurre risposte motorie ed emozioni (motivational learing);<br \/>\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0 Il sistema GABAergico, con la sua azione inibitoria nei riguardi dei sistemi neurali eccitatori, contribuisce all\u2019instaurarsi della tolleranza e della dipendenza verso varie sostanze d\u2019abuso psicotrope (in particolare nei riguardi dell\u2019alcol etilico, dei barbiturici e delle benzodiazepine);<br \/>\u00b7\u00a0\u00a0\u00a0 La dopamina \u00e8 un neurotrasmettitore e neuromodulatore dei neuroni di diverse regioni del cervello che giocano un ruolo significativo nella performance di comportamenti finalizzati in risposta a stimoli incentivanti.<\/p><p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-239 size-medium\" src=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1-300x238.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1-300x238.png 300w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1-1024x812.png 1024w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1-768x609.png 768w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1-82x64.png 82w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/1.png 1054w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p><p><span style=\"text-align: right;\">Figura 1<\/span><\/p><p style=\"text-align: left;\">Tra le aree cerebrali influenzate dai neuroni dopaminergici, il nucleo accumbens (il punto rosso evidenziato nella fig. 1) gioca un ruolo centrale. In particolare, con la sua regione definita shell, (indicato con Sh in fig.2) fa parte di strutture che sono implicate nella integrazione di emozioni, che provocano risposte motorie, vegetative e neurormonali. La regione definita core (indicato con C in fig. 2) fa invece parte di un\u2019area del cervello coinvolta nell\u2019integrazione di risposte motorie. I neuroni dopaminergici, oltre che il nucleo accumbens, raggiungono anche altre aree cerebrali, tra cui l\u2019amigdala e l\u2019ippocampo. Questa due strutture contribuiscono in maniera sostanziale al controllo dell\u2019emozionalit\u00e0, dell\u2019effettivit\u00e0 e dei processi cognitivi (Caretti &amp; La Barbera, 2010).<\/p><p>La variet\u00e0 degli effetti della dopamina sui comportamenti motivati \u00e8 dovuta anche al diverso grado di risposta dei neuroni dopaminergici a due differenti tipi di stimoli motivazionali: l\u2019appetitivo e il consumatorio. Gli stimoli appetitivi servono ad attrarre un individuo verso una ricompensa allo scopo di ottenerla. Gli stimoli consumatori sono utili, invece, a mantenere l\u2019individuo in contatto con la ricompensa affinch\u00e9 possa usufruirne le propriet\u00e0 biologiche necessarie per il sostentamento dell\u2019organismo.<\/p><p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Figura 2<img decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-240\" src=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/2-300x224.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/2-300x224.png 300w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/2-768x575.png 768w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/2.png 882w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p><p>Le diverse modalit\u00e0 della trasmissione del segnale dopaminergico nel nucleo accumbens, in risposta a stimoli naturali, hanno un ruolo importante nel cosiddetto apprendimento motivazionale. Con tale termine si indica un processo mediante il quale uno stimolo neutro, se costantemente associato a una ricompensa, acquista la capacit\u00e0 di evocare risposte comportamentali motivate. \u00abCos\u00ec una luce, che si accende ogni volta che l\u2019animale riceve cibo, acqua o sostanze d\u2019abuso psicotrope, diventa uno stimolo motivazionale che lo induce a cercare il cibo, l\u2019acqua o la sostanza\u00bb (Caretti &amp; La Barbera, 2005).<\/p><p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-241 size-medium\" src=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-300x212.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-300x212.png 300w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-1024x725.png 1024w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-768x544.png 768w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3-142x99.png 142w, https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/3.png 1254w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Figura 3<\/p><p>La via dopaminergica mesolimbica (fig.3) rappresenta la via finale per il rinforzo e la gratificazione indotta da stimoli fisiologici o da sostanze d\u2019abuso psicotrope. Diversi ricercatori definiscono la dopamina del circuito mesolimbico il neurotrasmettitore del \u201cpiacere\u201d. Il rilascio di dopamina a livello dei neuroni mesolimbici \u00e8 normalmente prodotto da un\u2019ampia variet\u00e0 di stimoli fisiologici gratificanti, quali quelli indotti da una buona prestazione intellettuale o atletica, dall\u2019ascolto di musica gradevole, dalla visione di un panorama interessante, da un\u2019esperienza orgasmica, da cibi gustosi, dal gioco d\u2019azzardo, da Internet (ibidem). Il maggior rilascio di dopamina in queste circostanze rientra in un rangecompreso entro picchi fisiologici. I quanti di dopamina che si liberano dai neuroni dopaminergici, in seguito a stimoli ambientali, sono anche modulati dal contemporaneo rilascio di specifici neurotrasmettitori e neuromodulatori, tra cui le endorfine o \u00aboppioidi endogeni\u00bb, l\u2019anandamide o \u00abmarijuana cerebrale\u00bb, l\u2019acetilcolina o \u00abnicotina cerebrale\u00bb. A livello fisiologico esiste un range ottimale, specifico per ciascun individuo, entro il quale la quantit\u00e0 di dopamina rilasciata e il livello di risposta dei recettori dopaminergici della formazione mesolimbica producono effetti gratificanti (ibidem).<\/p><p>Chiarito che esistono a livello omeostatico una serie di range e livelli che regolano in maniera funzionale l\u2019attivit\u00e0 dei ricettori, va considerato che la via dopaminergica mesolimbica, \u00e8 attivata anche da un elevato numero di sostanze psicotrope e non solo quindi attraverso stimoli naturali. L\u2019assunzione di tali sostanze conduce ad una gratificazione molto intensa e veloce, appunto per il rapido incremento di dopamina che si ha nel sistema mesolimbico.\u00a0Riguardando, pertanto, meccanismi che caratterizzano la gratificazione \u00e8 facile comprendere come sia repentino l\u2019instaurarsi della dipendenza. Tuttavia, la possibilit\u00e0 che un individuo assuma sostanze d\u2019abuso psicotrope e la probabilit\u00e0 di divenire tossicodipendente riguarda un\u2019alterata funzionalit\u00e0 neuronale dovuta a fattori genetici o ambientali\u00a0(Stahal, 2000). Per quanto riguarda i fattori genetici, \u00absoggetti il cui sistema mesolimbico presenta un ridotto numero di recettori per la dopamina, o delle alterazioni qualitative di questi, percepiscono alla prima introduzione della sostanza psicotropa un effetto disinibente che diventa sempre pi\u00f9 gratificante man mano che la dose aumenta. In tal caso, se sono presenti disturbi del comportamento, l\u2019assunzione della sostanza, attraverso meccanismi di neuroadattamento recettoriale, pu\u00f2 attenuare i sintomi psicofisici, predisponendo il soggetto a ripetere l\u2019esperienza. Individui, invece, che non presentano alterazioni nel numero e nella funzione dei recettori per la dopamina percepiscono alla prima somministrazione della sostanza psicotropa sensazioni disforiche pi\u00f9 o meno intense, che non lo indurranno a ripetere l\u2019assunzione\u00bb (ibidem).<\/p><p>Si chiarir\u00e0 ora, partendo dalla definizione dell\u2019O.M.S., il concetto di dipendenza, descritto come \u00abuno stato di disagio prodotto dall\u2019acuta sottrazione di una sostanza chimica a un individuo cronicamente esposto a essa, condizione che pu\u00f2 essere alleviata riprendendo l\u2019introduzione della stessa sostanza d\u2019abuso psicotropa o di un\u2019altra provvista di azioni farmacologiche simili\u00bb (World Health Organization, 2019). La dipendenza \u00e8 caratterizzata dalla presenza di specifici sintomi fisici e psichici di intensit\u00e0 variabile in rapporto alle caratteristiche della sostanza psicotropa, alla dose e alla durata del periodo di assunzione. Nella dipendenza alcune modificazioni neuroadattive possono divenire permanenti e causare intensi disturbi psicofisici che spingono a riprendere l\u2019uso della sostanza.<\/p><p>In stretta correlazione con la dipendenza \u00e8 possibile riscontrare la tolleranza. Il termine definisce una progressiva riduzione di diversi effetti, tra cui quelli gratificanti, in seguito a ripetuta esposizione alla stessa dose della sostanza o di un\u2019altra strutturalmente simile. \u00abI meccanismi con cui insorge la tolleranza sono di tre tipi: metabolico, funzionale e comportamentale. Del primo non si fa cenno, in quanto gioca un modesto ruolo nella tolleranza da sostanze d\u2019abuso psicotrope. La comparsa della tolleranza funzionale, fenomeno caratteristico della cellula nervosa, \u00e8 la conseguenza di una riduzione del numero e della sensibilit\u00e0 dei recettori neuronali sui quali la molecola agisce. La tolleranza comportamentale \u00e8 caratterizzata da un progressivo adattamento dell\u2019individuo agli effetti negativi psicofisici della sostanza\u00bb (Caretti &amp; La Barbera, 2005).\u00a0<\/p><p>Un\u2019importante manifestazione della dipendenza, \u00e8 il craving, che pu\u00f2 essere definito come un\u2019attrazione, d\u2019intensit\u00e0 variabile, nei confronti di determinate sostanze psicotrope d\u2019abuso.\u00a0Quando \u00e8 al disotto di una certa intensit\u00e0, il craving rappresenta una condizione fisiologica comune alla maggior parte degli esseri umani. Se, invece, supera una certa soglia, acquista caratteristiche patologiche e, a elevati livelli di intensit\u00e0, compaiono intense e gravi alterazioni psicofisiche che portano il soggetto a pensare unicamente alle sostanze da cui \u00e8 attratto e ai mezzi con cui procurarsele (Gori &amp; M\u00fcller, 1992).\u00a0<br \/>Vi possono essere due tipi di craving:<br \/>1.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il craving indotto in particolare da farmaci psicotropi stimolanti in grado di attivare i neuroni dopaminergici mesolimbici;\u00a0<br \/>2.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il craving stimolato da fattori ambientali quali, per esempio, strumenti o oggetti impiegati per assumere la sostanza d\u2019abuso, polveri bianche, denaro, persone e luoghi associati all\u2019assunzione della sostanza psicotropa.<br \/>Ambedue i tipi di craving \u201crisvegliano\u201d i circuiti neurali nei quali sono immagazzinate le memorie degli schemi comportamentali prodotti dalle sostanze d\u2019abuso psicotrope (ibidem).<\/p><p>Continuando l\u2019analisi qualitativa del concetto di dipendenza, vanno senza dubbio citati il rinforzo e il neuroadattamento. Il primo \u00e8 un costrutto teorico secondo il quale uno stimolo incondizionato, quale la sostanza d\u2019abuso stessa, oppure uno stimolo condizionato, come i luoghi dove le sostanze psicotrope sono state consumate o gli strumenti usati per la loro assunzione, determinando una condizione di euforia, favoriscono l\u2019ulteriore consumo della sostanza d\u2019abuso, e quindi lo sviluppo della dipendenza. Questo tipo di rinforzo \u00e8 definito rinforzo positivo condizionato. L\u2019esposizione a stimoli ambientali presenti durante l\u2019astinenza pu\u00f2 scatenare sintomi tipici della sindrome di astinenza, e in tal caso si ha il cosiddetto rinforzo condizionato negativo\u00a0(Caretti &amp; La Barbera, 2005). Con il termine neuroadattamento, invece, si definiscono i processi con cui gli effetti iniziali di una sostanza psicotropa sono sia potenziali (sensibilizzazione) sia attenuati (controadattamento) da ripetute esposizioni alla medesima sostanza. Attraverso il processo di adattamento, il neurone tende a normalizzare il suo livello di eccitabilit\u00e0, modificato dall\u2019assunzione cronica della sostanza psicotropa. Operando in sincronia, il rinforzo e il neuroadattamento regolano l\u2019intensit\u00e0 della risposta acuta alla sostanza psicotropa e lo stabilirsi o meno del craving. (ibidem).<\/p><p>Definite le caratteristiche qualitative della dipendenza e come queste si declinano nella componente neurobiologica della persona affetta da dipendenza, si proceder\u00e0 ora con l\u2019analisi del comportamento correlato all\u2019 assunzione di sostanze. Vi \u00e8 un\u2019interconnessione tra tre macro dimensioni quella biologica, quella ambientale e quella psicologica (Vanyukov, et al., 2003). Queste si intersecano in maniera differente tra loro e\/o hanno \u201cpesi\u201d diversi in ogni singolo individuo, producendo, conseguentemente, effetti differenti. Iniziando dalla componente biologica, \u00e8 necessario introdurre il concetto di vulnerabilit\u00e0 che in ambito medico possiede una tradizione di studi che hanno permesso di identificare dei fattori di rischio la cui presenza comporta la possibilit\u00e0 (statistica) di sviluppare una patologia. La strutturazione del disturbo e\u0300 l\u2019esito di un lungo processo nell\u2019ambito del quale i fattori di rischio sono stati maggiori dei fattori protettivi. <br \/>Questo tipo di approccio nella tossicodipendenza porta all\u2019identificazione di fattori di rischio (Vanyukov, et al., 2003) la cui presenza comporta un rischio di uso di sostanze. La capacit\u00e0 di attivare comportamenti protettivi o a rischio da parte del soggetto, oscilla a seconda dell\u2019influenza di vari fattori che possono risentire di situazioni contingenti non prevedibili in grado di condizionare dinamicamente tutto lo scenario comportamentale\u00a0(Hermann, et al., 1980). Una delle chiavi di lettura che descrive la tossicodipendenza dal punto di vista biologico \u00e8 il fatto che questa rappresenti una patologia della motivazione e della scelta. Se, come si \u00e8 visto da una parte la dopamina e\u0300 di cruciale importanza per la gratificazione acuta e l\u2019iniziazione alla tossicodipendenza, la dipendenza in fase avanzata e\u0300 principalmente mediata da adattamenti cellulari nel giro del cingolo anteriore e nelle proiezioni glutamatergiche orbitofrontali al nucleo accumbens\u00a0(Volkow, et al., 1999). La dipendenza, dunque, pu\u00f2 essere considerata una patologia dell\u2019attribuzione di importanza a uno stimolo predittivo della disponibilit\u00e0 di sostanza e di come il cervello regola le scelte comportamentali in risposta agli stimoli. Quindi la fase finale della dipendenza sarebbe caratterizzata da una eccessiva importanza motivazionale verso la ricerca della sostanza (ibidem). La plasticit\u00e0 patofisiologica nella trasmissione eccitatoria riduce la capacita\u0300 della corteccia prefrontale di dare il via a comportamenti in risposta a gratificazioni biologiche e a fornire controllo esecutivo sulla ricerca della sostanza. Contemporaneamente la corteccia prefrontale risulta iper-reattiva rispetto allo stimolo della sostanza, che si traduce in un impulso glutamatergico sovrafisiologico nel nucleo accumbens, in cui le sinapsi eccitatorie riducono la propria capacita\u0300 di regolare la neurotrasmissione. Gli adattamenti cellulari nell\u2019innervazione glutamatergica prefrontale del nucleo accumbens favoriscono il carattere compulsivo di ricerca della sostanza nei soggetti dipendenti, diminuendo il valore delle gratificazioni naturali e il controllo cognitivo (\u201cla scelta\u201d), e incrementando l\u2019impulso glutamatergico nella risposta allo stimolo associato alla sostanza (Volkow &amp; Kalivas, 2005). La proiezione glutamatergica dalla corteccia prefrontale all\u2019accumbens e\u0300 la via comune conclusiva per elicitare la ricerca di droga. Questo locus anatomico della patologia e\u0300 coerente con la disfunzione comportamentale nella dipendenza poich\u00e9 alla proiezione prefrontale-accumbens vengono attribuite le propriet\u00e0 della salienza motivazionale e della direzione verso comportamenti normali diretti allo scopo. Quando tuttavia lo stimolo predittivo della disponibilit\u00e0 della sostanza e\u0300 presente vi e\u0300 una profonda attivazione della corteccia prefrontale e dell\u2019impulso glutamatergico verso il nucleo accumbens. Associato ai neuroadattamenti cellulari dell\u2019accumbens, che rende le sinapsi eccitatorie relativamente immuni alla regolazione, l\u2019aumentato impulso prefrontale contribuisce ampiamente alla salienza motivazionale verso stimoli associati alla droga e di conseguenza favorisce il craving e la ricerca della sostanza\u00a0(Serpelloni, et al., 2010).<\/p><p>Come si evince da questa spiegazione neuroscientifica le correlazioni tra le tre aree biologica, ambientale e psicologica sono strettamente interconnesse. Non solo una alimenta l\u2019altra vicendevolmente, ma anche, porta a spostare l\u2019asse delle conseguenze su tutti e tre gli ambiti con maggiore o minore intensit\u00e0 di volta in volta. La riprova, forse un po\u2019 scontata, ma che spesso viene tenuta poco in considerazione nei trattamenti delle dipendenze, \u00e8 che ci sono delle connessioni tra comportamento e alterazione dei processi neurobiologici nel SN della persona affetta da dipendenze. E di rimando, l\u2019ambiente pu\u00f2 diventare estremamente incisivo nell\u2019attivare meccanismi neurobiologici che inducono a craving, ricadute o devianza.<\/p><p>Un altro aspetto importante correlato biologicamente al comportamento che ha ripercussioni sulla vita della persona dipendente da una sostanza psicotropa (e non solo) \u00e8 quella inerente alla motivazione e il decision making. La motivazione pu\u00f2 essere astratta come ad esempio, desiderare di essere felici, o anche concreta, come il bisogno di nutrirsi quando si ha lo stomaco vuoto. Il decision making, invece, ovvero la capacita\u0300 di prendere decisioni, e\u0300 uno dei temi maggiormente indagati dai ricercatori vista la sua importanza in diversi ambiti della vita quotidiana (Dunn, et al., 2006). In riferimento specifico a ci\u00f2, uno tra i contributi pi\u00f9 significativi \u00e8 stato quello della Somatic Marker Hypotesis formulata da Damasio (Damasio, 1995). Questa teoria afferma che lo stato corporeo e le risposte emotive, giocano un ruolo fondamentale nel dirigere il comportamento decisionale. L\u2019autore ipotizza che in determinate condizioni di rischio, si attiverebbero sistemi neurofisiologici che segnalerebbero la non neutralit\u00e0 di una determinata condizione ad altri sistemi deputati a prendere decisioni. In questo modo l\u2019attenzione verrebbe particolarmente focalizzata su quella condizione cos\u00ec da poter utilizzare tutte le informazioni disponibili rilevanti per assumere una decisione. In tali situazioni il soggetto sperimenterebbe una forma di attivazione di natura emozionale che dovrebbe funzionare come segnale per il sistema che deve prendere decisioni al fine di valutare la situazione come \u201cnon neutra\u201d, rispetto alla quale e\u0300 necessario focalizzarsi su tutti gli elementi che caratterizzano la situazione in modo che la decisione da prendere tenga presente del maggior numero di elementi. <br \/>Sono stati condotti anche studi di neuroimaging che mostrano come l\u2019insula e i gangli della base giocano un ruolo rilevante nel guidare le decisioni a lungo termine. Il lobo parietale inferiore sembra coinvolto nella valutazione delle conseguenze delle decisioni e la corteccia frontale sembra essere implicata nella correzione degli errori (Lin, et al., 2008) .Tim Shallice e Donald Norman (Shallice, 1988), per spiegare il comportamento orientato a uno scopo, hanno sviluppato un modello neuropsicologico di selezione della risposta. Questo modello postula che la selezione dell\u2019azione sia un processo competitivo. Il nucleo di tale modello e\u0300 la nozione di unita\u0300 di controllo di schemi (Schema Control Units) o rappresentazioni di risposte (representations of responses). Questi schemi possono corrispondere a movimenti espliciti o all\u2019attivazione di rappresentazioni di lunga durata che conducono a comportamenti finalizzati (ibidem). <br \/>Nel proseguire con l\u2019analisi dei modelli neurobiologi che si correlano ai meccanismi di dipendenza si proceder\u00e0 ora alla rassegna della teoria che vede il comportamento come la risultante di due forze che si contrappongono: la prima denominata drive e la seconda controller. Nel primo caso siamo di fronte ad una struttura funzionale che genera spinte (sostenute da bisogni) che rientrano nei fattori determinanti comportamenti prevalentemente di tipo istintivo, pulsionale, semi-automatico; nel secondo caso, invece, fattori che rientrano pi\u00f9 nell\u2019ambito volontario e che sono prevalentemente costituiti da sistemi di autocontrollo fortemente modulati da incentivi o deterrenti, provenienti sia dall\u2019esterno che dall\u2019interno dell\u2019individuo\u00a0(Serpelloni, et al., 2010). Il controller pu\u00f2 agire in senso inibente, ma anche promuovente di un comportamento e non deve quindi essere considerato solo come un sistema di \u201ccensura\u201d. Il bilanciamento di queste due diverse forze (drive e controller) porta a definire la motivazione che sostiene il comportamento stesso. Nel caso del comportamento \u201cuso di sostanze\u201d, la motivazione all\u2019uso pu\u00f2 essere sostenuta da un forte drive che deriva dal craving in grado di inibire l\u2019azione di autocontrollo (fronteggiamento) che l\u2019individuo potrebbe esercitare tramite il controller (ibidem). La sospensione dell\u2019uso e il deterrente derivante dallo scatenamento della sindrome d\u2019astinenza possono, quindi, diventare anch\u2019esse un drive per la reiterazione dell\u2019assunzione di sostanza. La persona assume una droga, nonostante abbia sperimentato gli eventi avversi che questa provoca, quando il controller non e\u0300 pi\u00f9 in grado di svolgere il suo compito. Questo \u201cfallimento\u201d del controller pu\u00f2 essere dovuto o ad una eccessiva potenza del drive, dunque a pulsioni troppo intense o ad una scarsa capacita\u0300 del controller (Bricolo &amp; Serpelloni, 2002). Quando l\u2019individuo abusa di sostanze stupefacenti, dunque, interpretando questo comportamento nel modello sopra presentato, pu\u00f2 significare che vi sia una bassa efficienza del controller ed un\u2019alta efficienza del drive. La bassa efficienza del controller pu\u00f2 essere relativa o assoluta in quanto pu\u00f2 dipendere o da un\u2019alta efficienza del drive non controllabile (drive ad alto potenziale) o dalla bassa efficienza del controller stesso, che non esercita inibizione o addirittura esercita promozione verso il comportamento di abuso, (controller a basso potenziale inibente) e che pu\u00f2 essere stato generato da un ambiente fonte di stress, carente di stimoli gratificanti e con bassa capacita\u0300 di generare apprendimento di comportamenti e sistemi protettivi. In termini di network neuronale la rete del drive e\u0300 composta dal sistema limbico e in particolare da amigdala, nucleo accumbens e ippocampo, mentre il controller coinvolge aree corticali quali la corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia orbitofrontale (ibidem). Il drive e\u0300 in grado di interagire con il controller attivandolo, e, a sua volta, questa struttura e\u0300 in grado di modulare il drive in un continuo bilanciamento fino alla produzione della motivazione al comportamento. Il controller si struttura nel tempo sulla base dell\u2019influenza dell\u2019ambiente e viene quindi condizionato dagli stimoli educativi, dai modelli culturali e di comportamento collettivo, e dalla pressione sociale del gruppo di riferimento\u00a0(Serpelloni, et al., 2010). Si evince quindi che, il drive e\u0300 un generatore di una motivazione, fortemente modulato dal controller, che a sua volta genera un comportamento pro o contro l\u2019uso di sostanza, dunque un comportamento protettivo o a rischio e che a sua volta genera un incentivo o un deterrente all\u2019uso.\u00a0<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cellule nervose, o neuroni, comunicano fra di loro nel cervello attraverso messaggeri chimici definiti neurotrasmettitori, i quali attivano specifici componenti cellulari macromolecolari di natura proteica, dette recettori. Gli effetti comportamentali delle sostanze d\u2019abuso psicotrope sono la conseguenza delle loro interazioni con i recettori di differenti sistemi neurotrasmettitoriali che costituiscono i circuiti cerebrali di gratificazione. 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