{"id":224,"date":"2022-03-15T20:15:53","date_gmt":"2022-03-15T19:15:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/?page_id=224"},"modified":"2022-03-15T20:17:10","modified_gmt":"2022-03-15T19:17:10","slug":"uninterpretazione-sistemica-della-dipendenza","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=224","title":{"rendered":"Un&#8217;interpretazione sistemica della dipendenza"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"224\" class=\"elementor elementor-224\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3b8f3d3 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3b8f3d3\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-b3d234b\" data-id=\"b3d234b\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2f0f49b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2f0f49b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Gi\u00e0 da tempo siamo entrati nel processo di normalizzazione del consumo di droghe nella nostra societ\u00e0. Sdoganato in tutte le classi sociali, et\u00e0 ed esteso ad entrambi i sessi, l\u2019uso di sostanze \u00e8 entrato a far parte del sistema occidentale in maniera incontrovertibile. I giovani, da sempre desiderosi di provare nuove esperienze e inclini al rischio ben pi\u00f9 che gli adulti hanno condotto il mercato alla produzione di droghe identificabili come una vera e propria cosmesi psichica da utilizzare alla bisogna per regolare la (dis)percezione dell\u2019ambiente circostante e ottemperare alla gestione delle (in)sicurezze. Come un prontuario farmacologico, i giovani sempre pi\u00f9 sanno come identificare la sostanza psicotropa che necessitano di volta in volta per rispondere alle loro esigenze; per costruire la loro identit\u00e0 relazionale, attraverso un processo di razionale mind buiding oltre a quello del body building (Rigliano, 2015). Per questo, l\u2019adolescente diventa ci\u00f2 che desidera sentirsi attraverso la sostanza, che gli dona \u2013 seppur temporaneamente \u2013 la possibilit\u00e0 di colmare il differenziale che c\u2019\u00e8 tra il suo S\u00e9 ed il suo S\u00e9 ideale. Pertanto con il pr\u00eat-\u00e0-porter veloce ed economico offerto dai pusher, i giovani raggiungono subitaneamente la sensazione di essere quello che non avrebbero neppure potuto immaginare di essere. Perch\u00e9 di pi\u00f9. Lo sballo \u00e8 la normalizzazione della straordinariet\u00e0. La possibilit\u00e0 di raggiungere stati dell\u2019essere altrimenti non tangibili, tuttavia, conduce ad una negoziazione con la sostanza necessaria a raggiungere tali stati. E questo implica un progressivo impoverimento del soggetto che consegna irrimediabilmente una parte di s\u00e9 alla sostanza.<br \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 credenza comune che la dipendenza sia qualcosa che si ha; qualcosa di appiccicato alla persona che la possiede. Tale convinzione \u00e8 cos\u00ec insita nel pensiero condiviso che per estensione la Dipendenza diventa qualcosa che entra a far parte dell\u2019identit\u00e0 della persona che ne \u00e8 affetta. La dipendenza \u00e8, invece, una condizione esistenziale che ha portato un soggetto a strutturare nella sua vita una relazione tra s\u00e9 e l\u2019oggetto, da cui ricava uno stato mentale di incredibile valore. Alla base di ogni dipendenza c\u2019\u00e8 quindi sempre un rapporto tra mezzo (la sostanza) e il fine\u00a0(Bateson, 1972). Quest\u2019ultimo consiste nel trasferire un \u201cpotere\u201d a chi ne fa utilizzo; uno stato di s\u00e9 pi\u00f9 libero, pi\u00f9 positivo, in generale migliore che si contrappone all\u2019idea che il soggetto dipendente ha di s\u00e9 stesso. Pertanto un soggetto dipendente vive l\u2019alterazione psichica che la sostanza di cui abusa gli provoca come una possibilit\u00e0 di vivere come potente, felice, non pi\u00f9 limitato, subordinato, incapace, inadeguato, solo e ferito. Ovvero sperimenta la miglior versione di s\u00e9 stesso. Per questo la sostanza diviene il veicolo che traghetta la persona in una dimensione che pu\u00f2 essere raggiunta solo grazie ad essa, ridefinendo la possibilit\u00e0 di generare accettazione di s\u00e9 stesso da parte del soggetto quando non vi \u00e8 che quello status specifico. La relazione tra la persona e l\u2019oggetto della sua dipendenza \u00e8 descrivibile come una relazione circolare di automantenimento (Caramiello, 2003). In essa uno stato scatena l\u2019altro, la fase down provoca quella up e ogni stimolo doloroso chiede di essere neutralizzato grazie al ritorno allo status positivo indotto dalla sostanza. Ogni tossicodipendente in realt\u00e0 dipende da questo stato interiore di s\u00e9 che deve essere sempre ritrovato grazie alla sostanza che \u00e8 mezzo e non fine ultimo per il raggiungimento dello status. Per convesso, tutti gli status mentali che si trovano al di sotto della soglia della persona in status indotto dalla sostanza, vengono percepiti come negativi e quindi deprecabili. Quindi, l\u2019acquisizione di senso passa attraverso l\u2019identit\u00e0 alterata, che innesca in maniera circolare un desiderio di ritrovare la sensazione di massima coincidenza tra il s\u00e9 anelato e s\u00e9 percepito. Lo stato mentale indotto dalla sostanza \u00e8 quello esperito come supremo, emblema della libert\u00e0 da tutte le altre percezioni negative del s\u00e9 che sono zavorra per la liberazione effettiva\u00a0(Edward &amp; Dare, 1996). La ripetizione dell\u2019esperienza riproduce l\u2019incantesimo come quello di una Cenerentola in grado di portare indietro le lancette dell\u2019orologio, aumentando il desiderio di ripetere e rivivere tale sensazione il pi\u00f9 e pi\u00f9 a lungo possibile.<br \/>In questo modo, lo stato mentale alternativo diventa una vera e propria dissociazione che diventa tale in quanto contrapposta al resto della mente. Clinicamente si presentano condizioni di instabilit\u00e0 a tutti i livelli: funzionamenti dissociativi che sembrano in contrapposizione tra loro perch\u00e9 incompatibili gli uni agli altri come declinazione di personalit\u00e0; un funzionamento della mente dicotomico nei poli del tutto o nulla, con un passaggio brusco quasi in maniera estranea al soggetto; la carenza di mentalizzazione; l\u2019incapacit\u00e0 di tollerare le frustrazioni e l\u2019insofferenza, il sapersi pensare nel futuro e l\u2019impulsivit\u00e0; la reiterazione ossessiva di situazioni disfunzionali e di comportamenti dirompenti\u00a0(Rigliano, 2015).<br \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questi comportamenti hanno come matrice il fatto che la persona nella dipendenza \u00e8 sempre perdente: ogni qualvolta incontra l\u2019oggetto, sa che solo grazie ad esso riesce ad avere accesso allo stato tanto prezioso quanto impossibile da ottenere solo con le sue forze. E pi\u00f9 prosegue l\u2019identificazione con l\u2019oggetto, pi\u00f9 sprofonda nella sua subordinazione, alienando s\u00e9 stesso. La fase successiva \u00e8 l\u2019autorinnegazione di s\u00e9, che implica necessariamente la ridefinizione attraverso l\u2019oggetto ricercandone e rinsaldandone il legame (Sissa, 1997).<br \/>\u00a0<br \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una dipendenza si instaura sempre anche attraverso una matrice sociale. Questa \u00e8 organizzata secondo dinamiche specifiche che rendono possibile a certi gruppi sociali di entrare a contatto con alcune sostanze piuttosto che altre.<br \/>Si parte da un livello macrosociale in cui sono coinvolte sovrastrutture socioeconomiche, dei valori, dei significati simbolici, culturali e religiosi che determinano anche differenti classi di popolazione. Segue poi un livello microsociale in cui sono definiti gli spazi sociali in cui determinate persone vivono: ne sono esempi i quartieri, le periferie, le citt\u00e0 ecc.<br \/>Scendendo nel profondo della matrice, troviamo in contesto sociale prossimale ovvero i gruppi di aggregazione e le subculture (Caramiello, 2003); nello specifico, questo, \u00e8 anche in grado di determinare i diversi stili di vita cui un soggetto appartiene, inclusi i pattern relazionali. Esempi possono essere le bande giovanili, l\u2019appartenenza ad un quartiere, una determinata zona dove potersi aggregare nel tempo libero ecc. Andando ulteriormente a scendere, vediamo il gruppo dei pari. Soprattutto nella componente adolescenziale, questa, rappresenta uno dei principali driver per la scelta dell\u2019uso delle sostanze. Uno tra le principali ragioni per i quali gli adolescenti hanno assunto una sostanza psicotropa per la prima volta \u00e8 infatti la necessit\u00e0 di provare per farsi accettare dal gruppo dei pari. Ultimo elemento della matrice sociale che influenza e determina la possibilit\u00e0 di sviluppare una dipendenza (ma anche che incide fortemente sui processi di disintossicazione) \u00e8 la famiglia. Fonte primaria di tutti i processi di attaccamento, di crescita e di elaborazione emotiva.<br \/>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ognuno di questi strati della matrice condivide con il soggetto regole che gli permettono di sentirsi pi\u00f9 o meno idoneo e quindi integrato. Costantemente vengono propagandati oggetti che attestano status e valore da acquisire per sentirsi parte integrante di quel livello. Come in un gioco composto da regole proprie, che vedono i livelli possedere diversi obiettivi da raggiungere per non venire eliminati. \u00c8 proprio in contesti come questi, veicolati ad esempio dalla musica, che ampie fasce giovanili apprendo ad apprendere tali modelli. L\u2019identit\u00e0 si forgia sulla capacit\u00e0 di poter acquisire immagini e ruoli vincenti e potenti, proposti via via da ogni livello della matrice sociale. Dalla famiglia ai pari, passando per il contesto sociale fino a quello macrosociale, ogni persona si sente di dover raggiungere gli obiettivi proposti dalla societ\u00e0 stessa. Cos\u00ec, costantemente assoggettati da una corsa frenetica verso obiettivi imposti dall\u2019esterno aumenta la soggezione ed il disagio oppressivo nel doverli raggiungere. Fu Parsons (Parsons, 1965) un sociologo del \u2018900 a parlare per la prima volta di sovrastrutture sociali. Queste condizionerebbero inequivocabilmente ogni membro della societ\u00e0 cui appartiene applicando ad esso meccanismi di controllo e auto-controllo che permetterebbero l\u2019andamento stesso della societ\u00e0.<br \/>Per questa ragione si innesca un circuito di attivazione e paura in cui ogni soggetto sarebbe influenzato (in maniera maggiore o minore secondo ognuno) da forze che lo spingerebbero a raggiungere mete che pensa essere proprie, ma che, in realt\u00e0, altro non sono che quelle imposte dalle sovrastrutture sociali. Pertanto, appare giustificabile il ricorso all\u2019utilizzo di sostanze che permettano al soggetto di essere ci\u00f2 che desidera (o che la societ\u00e0 desidera per lui). Questa \u00e8 l\u2019esatta declinazione dell\u2019anelito pi\u00f9 ricorrente in un adolescente: essere quello che gli altri vorrebbero che fossero, per farsi accettare. Essere quindi addirittura desiderabili, per piacere, per essere inclusi\u00a0(Fergusson, et al., 1997). Da ci\u00f2 derivano modelli che collidono con le categorie esperienziali ed interpretative che ogni soggetto vive perch\u00e9, per corollario, irrealizzabili. Il sogno, quindi, si mischia alle aspettative reali, creando un differenziale tra quello che viene percepito come parte del S\u00e9 e quello che il S\u00e9 ideale dovrebbe rappresentare. La conseguenza di questo sistema di (dis)percezione genera una serie di dolorose esperienze in cui la rimozione del dolore diventa parte integrante. Perch\u00e9 il dolore rappresenta la ferita del fallimento, che va rimosso, di cui non si pu\u00f2 parlare n\u00e9 che si pu\u00f2 mostrare sentimentalmente. Rimosso perch\u00e9 stigma auto apposto che ulteriormente rappresenta il fallimento nel raggiungimento dell\u2019obiettivo. In aggiunta a questo, si aggiunge la paura di venire scoperti nel provare dolore perch\u00e9 questo \u00e8 visto come intollerabile, osceno, malato e inaccettabile. Segno evidente di imperfezione che va assolutamente sanato anche con farmaci adatti prima ancora di venire capito e utilizzato come risorsa per la crescita. Ecco allora che la sostanza \u00e8 la valida risposta chimica pronta e socialmente accettata che allevia la sofferenza, annulla il dolore e potenzia il soggetto, il quale, pu\u00f2 provare nuovamente la sensazione di potercela fare\u00a0(Rigliano, 2015). L\u2019imperativo \u00e8 il piacere ad ogni costo: ogni fuga dalla \u201cnormalit\u00e0\u201d \u00e8 osannata e magnificata perch\u00e9 contrapposta alla routine del fallimento e quindi alla rinuncia del fallimento. Il piacere \u00e8 trasgressione normata, economicamente sostenibile e consumisticamente di tendenza. Il potenziale sbloccante della sostanza si contrappone al senso di schiavit\u00f9 che il soggetto percepisce quando si sente intrappolato dal proprio s\u00e9, valutato non in grado di essere all\u2019altezza di un s\u00e9 ideal(e)izzato\u00a0(Anolli, et al., 2002). Ogni dipendenza \u00e8 una falsa fuga che fa ripiombare il soggetto, finito l\u2019effetto psicotropo, in uno stato di inadeguatezza. Infatti, la sostanza non consente mediazioni, ma funge da trasporto ad una realt\u00e0 differente. \u00c8 la scorciatoia temporanea che fa ottenere \u2013 o meglio illude di far ottenere \u2013 un risultato che altrimenti sarebbe raggiungibile solo con tempo, fatica e impegno. \u00abMentre sembra che ogni tossicodipendente sia impegnato a superare i limiti della sua identit\u00e0, in realt\u00e0 usa le sostanze per curare un\u2019identit\u00e0 che sente svalorizzata senza di esse\u00bb fallendo sempre (Rigliano, 2015). Negli adolescenti, inoltre, il raggiungimento dell\u2019Altro-s\u00e9 acquista ancora pi\u00f9 importanza perch\u00e9 rappresenta un rito di passaggio sotteso all\u2019accettazione di s\u00e9 stessi. Nel classico passaggio mentale del: \u201cse sono accettato dagli altri, allora vado bene\u201d la scorciatoia offerta dalla sostanza acquista ancora pi\u00f9 valore perch\u00e9 valorizza l\u2019identit\u00e0 alternativa basata sulla sfida di sperimentare nuove capacit\u00e0 mentali e la pretesa di poi poterle governare attraverso gli stati interiori. Proprio tramite questo processo, molti giovani credono di effettuare un passaggio alla maturit\u00e0, mentre invece accade che si chiudano dentro un sistema di valori condiviso solo con altri che, come loro, sono caduti nella stessa illusione. Per convesso, la droga, rappresenta, allora, una esibizione di potere di fronte a s\u00e9 stessi e agli altri, come se fosse la risposta alla dimostrazione del raggiungimento di quel S\u00e9 anelato dal soggetto. L\u2019adolescente che fa uso di sostanze si impegna, quindi, in relazioni in cui non vuole essere solo come, ma anche pi\u00f9 degli altri, contrapposizione simmetrica che genera un mimetismo competitivo. Non si pu\u00f2 vivere senza superare l\u2019ostacolo provocatorio che l\u2019Altro propone e che viene interiorizzato facendo ombra al proprio S\u00e9 (Scarscelli, 2003). Ogni dipendente sa di portare dentro di s\u00e9 un diverso s\u00e9 stesso pi\u00f9 potente, orgoglioso e libero da ogni inquietudine. Vorrebbe raggiungerlo ad ogni costo, ma terminato l\u2019effetto della sostanza, riappare il vecchio s\u00e9 concludendo il tentativo di avvicinamento al s\u00e9 ideale con una sconfitta. Pertanto, chi usa le sostanze \u00e8 chi \u00e8 riuscito ad esplorare gli spazi di potere e di espressione al di l\u00e0 del confine. Ecco perch\u00e9 assumere sostanze significa superare s\u00e9 stessi, dotarsi di quel potere supremo che \u00e8 il vero ed autentico dominio su di s\u00e9. E tanto pi\u00f9 \u00e8 duro questo confronto, tanto pi\u00f9 il soggetto ritiene di aver attinto valore al proprio atto.<br \/>Per riassumere, quindi, potremo dire che la sostanza genera una dipendenza nel soggetto perch\u00e9 gli consente di fare esperienza, seppur temporaneamente, una versione del S\u00e9 che ne rappresenta la sua versione idealizzata. La dipendenza nasce nel desiderio di unione tra il Soggetto e l\u2019oggetto della sua dipendenza, ovvero la sostanza in grado di traghettarlo nel S\u00e9 anelato. Il valore dell\u2019assunzione rappresenta il valore del desiderio di ambire ad un S\u00e9 potente, alternativo al S\u00e9 inadeguato che l\u2019adolescente (dis)percepisce dal confronto con gli altri. La Persona-Oggetto, \u00e8 quindi l\u2019emblema massimo di raggiungimento di un S\u00e9 perfetto, espresso nel suo massimo potenziale che si contrappone al S\u00e9 banale che normalmente il soggetto sperimenta nella sua esistenza. \u00abLa matrice sociale funziona soprattutto instaurando un decisivo apprendimento ad apprendere. Ecco perch\u00e9 \u00e8 importante [per il tossicodipendente] l\u2019uso di droghe leggere: esse non agevolano direttamene l\u2019uso di droghe pesanti, non sono in s\u00e9 per s\u00e9 uno stimolo diretto, che determina automaticamente il passaggio a quelle pesanti. Molto pi\u00f9 esiziale \u00e8 la sperimentazione di \u201cvisione\u201d positiva, secondo la quale si possono usare sostanze per modificare i propri stati interiori, in modi che si presumono controllati. Il pericolo risiede nel miracoloso salto qualitativo che la sperimentazione di tutte le sostanze consente, nel confine che si sposta nella disponibilit\u00e0 a superarlo\u00bb\u00a0(Rigliano, 2015). <br \/>Tuttavia, i molteplici livelli della matrice possono essere cruciali tanto nel mantenere il legame persona-oggetto quanto contribuire alla sua rottura. Questo perch\u00e9 alcuni processi sociali possono generare circoli virtuosi che portano il soggetto a rivedere la sua relazione con l\u2019oggetto. E questo accade ancor pi\u00f9 quando il soggetto riconosce che il s\u00e9 alternativo \u00e8 falso, negativo, non mantiene pi\u00f9 le promesse di sollievo, stampella o cura. Quando l\u2019individuo sottrae il valore allo stato mentale che gli produce la sostanza, perch\u00e9 non sperimenta pi\u00f9 la superiorit\u00e0 rispetto allo stato privo di sostanza, allora avviene il cambiamento. Infatti, al di l\u00e0 della rappresentazione manipolatoria e deresponsabilizzante che il tossicomane offre di s\u00e9, egli sa benissimo che il problema non sta nell\u2019oggetto, ma dentro s\u00e9 stesso. Egli vuole raggiungere uno stato interiore pi\u00f9 positivo che solo assumendo la sostanza pu\u00f2 raggiungere\u00a0(Fanella, 2010).<br \/>\u00a0<br \/>L\u2019azione principale terapeutica che va effettuata \u00e8 quella della contestazione del dolore. Bisogna capire perch\u00e9 il soggetto ha dato di s\u00e9 l\u2019interpretazione errata non tanto nei singoli costituenti, quanto nelle connessioni, nelle valutazioni e nelle decisioni che il soggetto vi fa scaturire. \u00a0In ogni processo terapeutico, quindi, il tossicodipendente stesso deve chiedersi se e come concretizzare dentro di s\u00e9 quelle qualit\u00e0 psichiche che la sostanza gli consente e realizzare l\u2019inganno e il danno che essa gli procura lasciandolo, peraltro, ancora pi\u00f9 inerme di prima. Per fare questo c\u2019\u00e8 bisogno di un metodo, di tempi e soprattutto di regole. Il confronto critico con il dolore \u00e8 il punto fondamentale di ogni progetto terapeutico. Il sofferente infatti \u00e8 deterministicamente indotto ad essere agire e pensare solo in maniera passiva e imponente. Il tossicomane crede che questo sia l\u2019unico modo di essere e che quindi egli sia giustificato e legittimato di essere inchiodato alla sua condizione. Questa visione autocommiserativa e vittimaria si contrappone a quella invece necessaria ad attuare il cambiamento. I consumatori di sostanze si illudono di praticare un\u2019auto-pedagogia e una ricerca dell\u2019autonomia tramite le cose che dicono di s\u00e9 e che fanno vedere agli altri, che servono prima di tutto al loro stessi e che sono comunque sempre all\u2019interno di una valutazione dispercepita. La sofferenza non pu\u00f2 essere l\u2019unica ideologia per cui il soggetto tossicomane sarebbe solo vittima impotente alla merc\u00e9 delle droghe e quindi privo di ogni libert\u00e0 e responsabilit\u00e0\u00a0(Caretti &amp; La Barbera, 2005). <br \/>\u00a0<br \/>Tre sono le condizioni indispensabili affinch\u00e9 il terapeuta possa condividere il senso di sofferenza con ogni tossicodipendente. La prima \u00e8 ricostruire i contesti di vita affettivamente significativi per il soggetto. La seconda ricostruire eventi, scelte e relazioni per come li hanno interpretati i soggetti che li hanno vissuti; soprattutto quando si presentano delle ciclicit\u00e0 nei modi disfunzionali di vivere la relazione. La terza condizione \u00e8 ricostruire i modi e i significati che il soggetto ha dato a s\u00e9 stesso e alle relazioni. Queste tre condizioni convergono nel principio terapeutico fondamentale: la ricostruzione dell\u2019interpretazione e della valutazione di s\u00e9 che il soggetto ha maturato nel corso delle sue vicissitudini e quindi come si \u00e8 percepito, come si \u00e8 giudicato e quale progettualit\u00e0 si \u00e8 assegnato; ovvero quali decisioni di realizzazione personale ha intrapreso. Solo in questo modo il clinico potr\u00e0 effettuare quella che potrebbe definirsi l\u2019ermeneutica della sofferenza dando voce e valore al dolore del soggetto affinch\u00e9 questa sofferenza possa estinguersi e essere utilizzata come trampolino di lancio alla riedificazione del s\u00e9\u00a0(Rigliano, 2015). <br \/>Quello che terapeuticamente va spezzato \u00e8 il perimetro circolare in cui il soggetto tossicodipendente va a costruire una propria forma mentale, giacch\u00e9 \u00e8 come se fosse in un circuito che si avvita continuamente su s\u00e9 stesso e su cui si sente costretto a muoversi incessantemente perch\u00e9 ogni elemento richiama il successivo. <br \/>La dinamica di ogni relazione di dipendenza e circolare perch\u00e9 l\u2019azione dell\u2019oggetto finisce e non pu\u00f2 essere posseduta indefinitivamente, cos\u00ec, il soggetto \u00e8 costretto a ripercorrere continuamente la strada che dalla ricerca dell\u2019oggetto porta al cambiamento desiderato di s\u00e9. Questa circolarit\u00e0 \u00e8 poi anche centrifuga perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 stringente e vorticosa tanto pi\u00f9 che il soggetto la proietta all\u2019esterno. La persona dipendente si proietta all\u2019esterno verso piani superficiali dell\u2019essere, proprio con l\u2019intento di allontanarsi dai nuclei pi\u00f9 profondi del suo essere che sono anche quelli che sostanziano la sua sofferenza. Tanto pi\u00f9 la persona \u00e8 schiacciata verso livelli superficiali di comportamento, tanto pi\u00f9 si identifica con la ripetitivit\u00e0 tossicomanica che gli serve per garantirsi il mezzo per realizzare un diverso s\u00e9 stesso\u00a0(Scarscelli, 2003).<br \/>Il craving \u00e8 definibile proprio come la tensione a colmare la differenza tra lo stato privo di droga e quello doppio da essa creato. Questo differenziale mentale ed emotivo scatena una tensione dolorosa dovuta al confronto drammatico tra i due stati che l\u2019individuo produce dentro di s\u00e9. \u00c8 questa la differenza che il soggetto vuole abbattere perch\u00e9 richiama alla sua auto consapevolezza. <br \/>La dipendenza diviene, quindi, quella discrepanza insanabile, ma che va sanata a tutti costi perch\u00e9 intollerabile, che il soggetto dipendente ricerca costantemente. Nel craving si scontrano i due stati mentali alternativi: da una parte quello drogato che \u00e8 diventato memoria estremamente attiva nella mente del soggetto, dall\u2019altro le aspettative positive rispetto allo stato di s\u00e9. Cos\u00ec sopraggiunge la frenesia e l\u2019angoscia di non avere strumenti alternativi e se non quelli di una fuga efficace data dalla sostanza rispetto ad altre soluzioni che non sembrano altrettanto efficaci o che sono comunque molto pi\u00f9 lente e meno immediate e potenti. Quanto pi\u00f9 l\u2019individuo si \u00e8 impegnato a raggiungere questo obiettivo mancato, tanto pi\u00f9 si giudicher\u00e0 privo di capacit\u00e0 e quindi ridurr\u00e0 l\u2019impegno nel compito ricostruttivo andando a compromettere la sua autostima in quello che viene definito self handicapping\u00a0(Caretti &amp; La Barbera, 2010). <br \/>Il tossicomane realizza cos\u00ec che solo la sostanza gli assicura il tanto desiderato stato mentale ricercato e quando non \u00e8 sotto l\u2019effetto psicotropo rientra in caratteristiche fenomenologiche tipiche e assoggettabili a tutti i tossicodipendenti. Ovvero la furbizia, la seduttivit\u00e0, la furbizia, la manipolativit\u00e0, la de responsabilizzazione e il far mostra di essere spinti da una forza irresistibile che li rende impotenti, ma soprattutto bugiardi. E questo con l\u2019unica finalit\u00e0 di mantenere la strada che porta all\u2019obiettivo inderogabile del s\u00e9 immaginato. <br \/>\u00a0<br \/>\u00a0Un ruolo determinante all\u2019interno della tossicodipendenza \u00e8 senza dubbio data dalle emozioni e la delusione. Proprio perch\u00e9 il soggetto sa che non ha raggiunto il suo scopo si sente un fallito e soffre per la perdita di autostima. La delusione del tossicomane riguarda la storia, non il momento che vede un\u2019insanabile contraddizione tra aspettativa soddisfatta nel brevissimo momento e le aspettative di mantenimento duraturo dello stato positivo di s\u00e9. Infatti, la tossicodipendenza \u00e8 la perversione della speranza che il tossicomane mantiene sempre attiva relativamente all\u2019aspettativa di realizzare lo stato desiderato in modo permanente. Ne consegue uno svilimento che deriva dal fatto che il tossicomane si scopre inerme di fronte al suo stesso fallimento con una violenta perdita di autostima. <br \/>Insieme la sofferenza vi \u00e8, inoltre, la frustrazione, in quanto maggiore \u00e8 l\u2019investimento fatto per raggiungere un se migliore, tanto pi\u00f9 il suo mancato raggiungimento fa soffrire. \u00c8 la logica del tutto-o-niente che la dipendenza scatena e perch\u00e9 creata dalla infinita ripetizione del passaggio da un intollerabile al-di-qua del limite ad un immaginario al-di-l\u00e0 dello stesso. Proprio la mancata considerazione di questi limiti ha un effetto diretto sul s\u00e9 del tossicomane, producendo un\u2019ipertrofia e uno sconfinamento dell\u2019Io che gli impediscono di conoscersi realmente e aumentano l\u2019esposizione agli stimoli dolorosi. Egli vede minacciata la propria sicurezza e paralizzati i propri desideri a causa della sofferenza, cos\u00ec l\u2019immaginazione (le bugie) interviene a compensare il disvalore e a ricostruire l\u2019equilibrio stravolto. \u00c8 per questo che l\u2019esperienza drogatastica torna essere per il tossicomane l\u2019unica in grado di offrire e la compensazione causando le cos\u00ec dette ricadute\u00a0(Rigliano, 2015).<\/p><p><br \/>\u00a0<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 da tempo siamo entrati nel processo di normalizzazione del consumo di droghe nella nostra societ\u00e0. Sdoganato in tutte le classi sociali, et\u00e0 ed esteso ad entrambi i sessi, l\u2019uso di sostanze \u00e8 entrato a far parte del sistema occidentale in maniera incontrovertibile. 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