{"id":234,"date":"2022-03-15T20:18:47","date_gmt":"2022-03-15T19:18:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/wordpress\/?page_id=234"},"modified":"2022-03-15T20:19:25","modified_gmt":"2022-03-15T19:19:25","slug":"il-lavoro-dello-psicologo-con-il-tossicodipendente","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=234","title":{"rendered":"Il lavoro dello psicologo con il tossicodipendente"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-page\" data-elementor-id=\"234\" class=\"elementor elementor-234\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-a079424 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"a079424\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-aaf1d88\" data-id=\"aaf1d88\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5bd6cb3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"5bd6cb3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il rapporto tra il tossicodipendente e il terapeuta comporta due strategie principali che devono convergere: da una parte un confronto schietto e diretto che deve far saltare le maschere e le tattiche tossicomaniche; dall\u2019altra il lavoro con l\u2019incapacit\u00e0 con la quale si misura il tossicomane che scaturisce nell\u2019aggressivit\u00e0, la fuga, l\u2019auto-boicottaggio e che, soprattutto, scaturisce sempre nella consueta profezia che si autoavvera. Inoltre, da parte del terapeuta deve esserci un continuo confrontarsi con il vuoto che c\u2019\u00e8 dentro il tossicomane che ha vissuto i rapporti familiari come una mancanza, una distanza, un disinteresse e ne ha fatto derivare l\u2019impossibilit\u00e0 di acquisire un valore autonomo per s\u00e9. Il tossicomane, infatti, sa che lui non ha saputo valorizzarsi e questo, quindi, lo fa sentire imponente e fallito tanto da riversare grandi aspettative e appigli sul supporto terapeutico. E il supporto deve basarsi proprio oppositamente a queste premesse. Va compreso il dolore della persona e ribaltati tutti i significati stereotipati che il tossicomane attribuisce a s\u00e9 stesso\u00a0(Rigliano, 2015). Gli va indicato il ruolo avuto in tutte le relazioni disfunzionali a cui ha partecipato e partecipa. Spetta al terapeuta rimandare costantemente un\u2019immagine di integrit\u00e0, capacit\u00e0 e libert\u00e0. Questa \u00e8 la principale arma e strategia che blocca il circuito autocommiserativo e autodenigratorio e che fa emergere, per contrasto, le vere radici della sofferenza. Da questo punto possono essere ricostruite tutte le dinamiche generatrici di sofferenza e ogni anello della catena pu\u00f2 essere spezzato.<br \/>\u00a0<br \/>A discapito di quello che si crede nel rapporto psicoterapico con il paziente, il terapeuta deve poter costituire un contesto di prova e di errori. Ma \u00e8 proprio la sperimentazione di nuove costruzioni di realt\u00e0 che obbliga il tossicomane ad abbandonare il solco cognitivo e comportamentale che si era sempre scavato. Quello in cui il terapeuta deve ampiamente lavorare \u00e8 il mostrare alla persona che il suo problema principale \u00e8 generato dalla paura di esporsi e fallire. Visualizzando le molteplici scelte possibili e guidato dal terapeuta come un funambolo, il tossicomane deve procedere con piccoli passi che lo conducano ad una nuova visione di s\u00e9 stesso. Il terapeuta deve inoltre attribuire al tossicomane potere e responsabilit\u00e0 e, perch\u00e9 no, anche utilizzando strategie quali l\u2019ironia e l\u2019ammissione di importanza rispetto ad alcune situazioni, cos\u00ec da dover necessariamente lasciare il paziente nelle condizioni di dovercela fare da solo. In aggiunta, il terapeuta deve sottolineare ogni atto e ogni scelta come di totale discrezionalit\u00e0 da parte del tossicomane\u00a0(L&#8217;Abate, 2000). Questa sua continua rappresentazione tra interiorit\u00e0 e confronto con il terapeuta pone il tossicomane di fronte a una scelta. Sono proprio le scelte, infatti, l\u00ec a testimoniare al paziente di potersi attribuire un senso pi\u00f9 positivo soprattutto quando queste conducono ad una ridefinizione del s\u00e9. E in questo modo la mancanza di valore, la paura nell\u2019incontrare gli altri, di essere giudicato male, di non saper valutare gli altri e s\u00e9 stesso o non sapere entrare in uno scambio disinvolto con l\u2019Altro, inizia a venire meno e le recelcitranze possono essere contestate dal terapeuta dopo che queste sono state comprese. \u00c8 cos\u00ec che il tossicodipendente sviluppa un s\u00e9 qualificante e i contesti che convalidano lo svilimento su cui si \u00e8 impiantata la droga &#8211; con le sue capacit\u00e0 lenitive e distruttive &#8211; inizia a non essere pi\u00f9 necessaria\u00a0(Rigliano, 2015).<br \/>\u00a0<br \/>Per quanto concerne le tempistiche, il terapeuta deve garantire il supporto per un lungo periodo di tempo perch\u00e9 tanto \u00e8 necessario per riconsolidare una nuova immagine di s\u00e9. Il supporto deve continuare almeno fino a un anno dopo la dismissione dell\u2019assunzione di droga e continuare per molto tempo anche dopo che sia stata curata la struttura psicopatologica. Il terapeuta \u00e8 e deve rimanere sempre il punto di riferimento in questo accompagnamento, fungere da memoria storica di quella sofferenza a cui il tossicodipendente potrebbe sempre ritornare. \u00c8 quindi fuorviante pensare che si debba lasciare ampio margine discrezionale ai tentativi di autonomizzazione della persona; soprauttto inizialmente. Giacch\u00e9 vi sono gi\u00e0 ampiamente le droghe a rispondere efficacemente agli eventi vissuti negativamente e al vuoto, tanto che il vero sforzo \u00e8 far s\u00ec che l\u2019individuo ricorra ad un (auto)supporto che non lo faccia incappare in questo tipo di risposta, ma che lo metta nelle condizioni di trovare una soluzione attingendo unicamente alle sue risorse personali. Ne \u00e8 riprova, nella grande maggioranza dei tossicomani che avvia un percorso terapeutico, la ricaduta\u00a0(Consoli &amp; Frossi, 2014).<br \/>Tuttavia, intraprendere un supporto individuale non deve mai comportare la deresponsabilizzazione da parte del soggetto o del contesto in cui vive, facendo riferimento in questo caso particolare al coinvolgimento familiare. Nelle dinamiche familiari, lo sforzo del terapeuta deve essere quello di attribuire poteri e responsabilit\u00e0 al tossicodipendente perch\u00e9 non tiri fuori in lui il consueto alibi che lo spinge all\u2019autocommiserazione. I commenti fanno spesso riferimento al fatto che, il tossicomane, lamenta che in famiglie altamente disfunzionali come la propria, non lo si deve biasimare per aver scelto di drogarsi. Tramite questo volano, attribuendo ed istituendo legami causali tra la situazione in cui si trova e le sue scelte, il tossicomane \u00e8 spinto a riproporre dell\u2019utilizzo della sostanza psicoattiva. Pertanto, diviene imperativo del terapeuta disinnescare questo tipo di meccanismo.<br \/>Anche dopo molto tempo il ruolo del terapeuta \u00e8 quello sempre di verificare se, come e fin dove l\u2019ex tossicodipendente ha interpretato correttamente la sofferenza sua e degli altri che gli sono significativi e se, ora, riesce a leggere le storie degli altri rispettando sia la loro complessit\u00e0 che la propria\u00a0(Selvini Palazzoli, et al., 1988). <br \/>\u00a0<br \/>Durante un percorso terapeutico con il tossicomane il terapeuta si trover\u00e0 sempre di fronte ad un momento in cui andr\u00e0 gestita ed affrontata la radice del desiderio da parte del paziente di assumere nuovamente la sostanza. In questo caso vanno capite prima di tutto le motivazioni del desiderio. Quali sono i rinforzi ai fattori scatenanti. Successivamente bisogna conoscere quali sono le strategie anche il desiderio attua per potersi realizzare, quindi cosa il tossicomane dice o fa per giustificare le sue azioni. Quindi bisogna insegnare tecniche pratiche che permettano di controllare il desiderio e soprattutto la sensazione di necessit\u00e0. Queste possono verificarsi attraverso una rieducazione alle emozioni, portando il paziente a comprendere che il desiderio va trattato come un intruso da cui difendersi. Successivamente bisogna normalizzare e contestare il desiderio, accettandolo come una delle evenienze necessarie a cui si pu\u00f2 andare incontro quando ci si distacca dalla sostanza. Anzi, ogni riuscita del superamento del desiderio, ogni no detto, \u00e8 un mattone in grado di costruire una fortezza basata sulla propria forza di volont\u00e0. Il concetto che il terapeuta deve far passare al tossicomane \u00e8 che il desiderio va combattuto e non evitato\u00a0(Rigliano, 2015). Combattuto attivamente, duramente e fattivamente con un modello di pensiero positivo e alternativo a quello tossicomanico.\u00a0 Ci si deve concentrare su tutti i singoli momenti del desiderio e destrutturarlo. Il paziente deve cos\u00ec iniziare a sentirsi potente, in grado di autocontrollarsi ed in grado di gestire la sua vita avvicinandosi anche quel modello di s\u00e9 che aveva sempre desiderato.<br \/>\u00a0<br \/>Tra gli errori da evitare da parte del terapeuta vi \u00e8 sicuramente quello di usare una logica tossicomanica. Ovvero una logica basata sulla credenza di una soluzione magica, sulla risposta sempre potente e in grado di risolvere il problema velocemente e facilmente. Ed infine abbandonare un tossicodipendente. Questo gli dar\u00e0 la conferma tristissima che sono la droga gli \u00e8 fedele, che \u00e8 un\u2019assidua compagna nei momenti di solitudine. E che vince sempre.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra il tossicodipendente e il terapeuta comporta due strategie principali che devono convergere: da una parte un confronto schietto e diretto che deve far saltare le maschere e le tattiche tossicomaniche; dall\u2019altra il lavoro con l\u2019incapacit\u00e0 con la quale si misura il tossicomane che scaturisce nell\u2019aggressivit\u00e0, la fuga, l\u2019auto-boicottaggio e che, soprattutto, scaturisce [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-234","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il lavoro dello psicologo con il tossicodipendente - Dr. Giulio Trivelli<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.giuliotrivelli.com\/?page_id=234\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il lavoro dello psicologo con il tossicodipendente - Dr. Giulio Trivelli\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Il rapporto tra il tossicodipendente e il terapeuta comporta due strategie principali che devono convergere: da una parte un confronto schietto e diretto che deve far saltare le maschere e le tattiche tossicomaniche; 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